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ARCHITETTI VENEZIANI
ASSOCIAZIONE TRA LIBERI PROFESSIONISTI
BIOARCHITETTURA:
dal progetto al cantiere

ATTI DEL CONVEGNO
Scuola Grande di
S. Giovanni Evangelista
4 Maggio 2001

Casa forte di San Salvatore a Majano:
interventi di ristrutturazione bio-compatibili in zona sismica

(Prima parte)

Prof. Erich Roberto Trevisiol, Docente IUAV
Architetti Ugo Brollo e Daniele Pontarini

Premessa

In realtà l'architettura dovrebbe sempre valutare quelli che sono gli effetti di ogni singola azione e di ogni singolo materiale sull'Uomo e sull'Ambiente, preferendo di norma l'utilizzo di materiali costruttivi prodotti con materie prime naturali, (riducendo al minimo o evitando l'utilizzo di nuove molecole create con processi di sintesi chimica e non esistenti in natura, e per questo difficilmente reinseribili nel ciclo della vita).

Peraltro l'attività edificatoria è comunque un'azione che in qualche modo turba gli equilibri naturali, e quindi sta a noi trovare la migliore mediazione che ci permetta di inserirci nei cicli della natura con il minor impatto possibile. Molta strada rimane sicuramente ancora da fare, e nei prossimi anni certamente verranno realizzati molti prodotti rispettosi della salute dell'Uomo e dell'ambiente, e probabilmente molte tecniche che attualmente sono utilizzate nell'Architettura Bio-compatibile, diventeranno patrimonio del comune costruire.
Questo, peraltro, è proprio l'auspicio che dovrebbe essere alla base della Architettura Bio-compatibile, dell'Architettura Bio-ecologica e della Bioarchitettura stessa; quello cioè di arrivare al punto di non dovere più distinguere questi termini dall'Architettura in genere, quando tutta l'Architettura parlerà questo linguaggio. Può sembrare un'utopia, ma in realtà, forse senza che ce ne rendiamo conto, il processo è già in atto.

Il Progetto Ecologico (o l'Architettura Bio-compatibile) si pone come un modo diverso di fare architettura, secondo principi che vanno diffusi e assimilati e che costituiscono le premesse di un modo diverso di essere del "progettista costruttore". Si vuol ritrovare un nuovo punto d'equilibrio ed insieme di rifondazione che riporti l'architetto ad un ruolo che fu già suo e che un certo sviluppo distorto degli insediamenti ha negato.
L'Architettura Bio-compatibile paragona la casa ad un organismo e la sua struttura alla pelle: come la nostra pelle - e come i vestiti, simili in questo ad una seconda pelle - essa adempie alle funzioni vitali essenziali: proteggere, isolare, respirare, assorbire, evaporare, regolare, comunicare, rigenerare.

L'obiettivo della biologia architettonica ("Baubiologie")è la progettazione di edifici che soddisfino le esigenze fisiche, biologiche e spirituali di chi li abita; di conseguenza la struttura, i servizi, i colori e gli odori devono interagire armoniosamente con l'uomo e con l'ambiente. Quest'interscambio costante tra interno ed esterno dipende da una buona traspirazione: la casa, come la pelle, deve mantenere condizioni interne di vita tali da garantire igiene e salute.
Oggi, molte abitazioni moderne sono diventate "involucri chiusi", senza contatti con l'esterno e quindi malsane. Le esalazioni delle sostanze plastiche, i pavimenti trattati con additivi, le finestre e le porte chiuse ermeticamente, i materiali isolanti, gli strati impermeabili di vernici e collanti sintetici avviluppano tutto l'edificio e non lo lasciano respirare.

La bio-compatibilità rivaluta i materiali e i metodi di costruzione naturali e tradizionali, come le strutture in legno massiccio, i blocchi di argilla uniti tra loro con calce e cemento non additivato, i tetti verdi, l'utilizzo dell'acqua per rivitalizzare gli ambienti... Si usano con gran sensibilità materiali eco-compatibili, non trattati sinteticamente, che influenzano l'ambiente indoor positivamente, senza demonizzare i nuovi materiali.
Risulta fondamentale in ambito progettuale recuperare i principi generali della natura come elementi di progettazione: recuperare il senso della storia e la memoria dei luoghi; progettare secondo l'architettura dell'ascolto, intesa come lettura dei luoghi e come coinvolgimento degli utenti nella progettazione.

La storia del costruire umano è costellata di ingegnosi esempi di adattamenti bioclimatici, di orientamenti,forme, disposizioni, tecniche in grado di aumentare il benessere degli abitanti.
Il nuovo compito dell'Architettura bio-compatibile è di far capire le implicazioni di responsabilità ambientale insite nei concetti di risparmio produttivo e di materiale e di applicarne i protocolli progettuali:, l'attenzione all'intero ciclo di vita dei materiali (life cycle assessment), il valore del riuso e del riciclo di tutte le risorse implicate nella costruzione (che può arrivare al 100%. Un valore normale è individuato nel cosiddetto Fattore 4), l'uso di materiali innovativi ecocompatibili, l'applicazione di recenti metodi di calcolo nel progetto (calcolo dell'energia grigia, approcci whole building 1 ).

Architettura bio-compatibile dunque non come scienza "rustica" ma come arte sapiente di applicazione di famiglie di tecniche biocompatibili (o sostenibili).
Le proposte di materiali e servizi "favorevoli all'ambiente" ed allo stesso tempo accettabili socialmente ed economicamente, richiedono di operare simultaneamente sul terreno dell'innovazione tecnica e su quello dell'innovazione socio-culturale.

Le tipologie di percorsi da seguire possono riferirsi a più campi paradigmatici (sufficienza, efficienza, efficacia 2) e a più dimensioni (materiale, costruttiva, prestazionale 3).

Architettura bio-climatica

Un altro aspetto della bio-compatibilità dell'architettura è la sua bio-climaticità.
L'architettura bio-climatica, prima declinazione degli odierni orientamenti "bio" nell'architettura, è volta a raggiungere le condizioni di comfort negli ambienti progettati minimizzando la domanda di energia da fonti non rinnovabili e l'impatto sia sull'ecosistema locale che su quello globale.
Per raggiungere questi scopi l'architettura bio-climatica tiene conto del clima e di tutte le caratteristiche del luogo: i materiali, le tradizioni costruttive il modo di rapportarsi con l'ecosistema. In essa le funzioni normalmente svolte dall'impianto di climatizzazione sono trasferite in tutto od in parte all'edificio stesso, in particolare ai suoi elementi di involucro.

Rapporto tra natura ed architettura

Un luogo, non è mai isolato, ma fa parte integrante di una configurazione più globale fondata su molti elementi appartenenti al mondo naturale ed artificiale quali: colline, montagne, corsi d'acqua, edifici ed infrastrutture.
Per recuperare il significato di ambiente, dobbiamo quindi, concepirlo come una rete di luoghi potenzialmente capaci di sostenere un complesso d'interazioni fisiche, emotive, intellettuali e spirituali.
Indipendentemente dalle poetiche e dai punti di vista delle singole scuole formali , ogni processo progettuale è tanto più ricco, quanto più affonda le radici nella scelta delle sue componenti costruttive elementari, molto vicine alla consapevolezza naturale. La materia costruita è da sempre uno degli elementi di rapporto più forti col clima, la storia e il contesto urbano circostanti.

Nel rapporto tra natura ed architettura ci si deve guardare da facili processi imitativi, da semplicistiche filosofie ecologiche, dagli infidi terreni della metafisica o del misticismo e non da ultimo da taumaturgiche attese affidate alla sola tecnologia.
"La concinnitas, legge fondamentale e più esatta della natura… è seguita quanto più possibile dall'architettura; essa è il mezzo onde quest'ultima consegue onore, pregio, autorità e valore" (L.B. Alberti. De re aedificatoria).
Nel campo dell'Architettura occorre ritrovare un nuovo punto insieme di equilibrio e di rifondazione che riporti l'architetto ad un ruolo che fu già suo (ed allo stesso tempo sancito anche da alcuni precursori appartenenti al movimento moderno) : il punto zero deve sommare etica, qualità estetica e rapporto fra costruito e natura, all'interno del nuovo quadro mondiale della globalizzazione.

A questo proposito dobbiamo aver ben presente vari capisaldi : nel movimento moderno certi spezzoni predicavano già nel 1939 la "Biotecnica" (Fredrerick Kiesler, definiva con questo termine la nuova scienza del progetto preposta alla gestione consapevole dell'ambiente); nell'urbanistica Patrick Geddes propugnava una visione del mondo costruito tesa a superare il sapere specifico disciplinare, al fine di cogliere i fenomeni nella loro complessità; a partire dalla fine degli anni '80 il concetto di Sostenibilità fornisce il quadro per tutti gli insediamenti; l'UIA stessa ha creato da tempo un Team sulla Progettazione Sostenibile.

L'utilizzo di tecniche bioedili

La scelta di utilizzare tecniche bioedili , nel progetto qui di seguito illustrato, è stata determinata da diversi elementi: partendo da considerazioni di ordine generale occorre sottolineare che nei processi dei cicli naturali l'Uomo sta intervenendo in maniera molto pesante ed invasiva, introducendo elementi mai prima esistiti in natura e quindi non inseriti o inseribili nei processi biochimici naturali.
Effettivamente, tuttavia, negli ultimi anni si è assistito ad un incremento sostanziale dell'attenzione generale nei confronti delle tematiche di salvaguardia dell'ambiente, e l'Architettura Bioecologica (o, se si preferisce la Bioarchitettura), come dottrina dei rapporti globali tra l'Uomo e l'Ambiente abitativo, sta assumendo sempre più importanza come elemento significativo nella valutazione del livello qualitativo del costruito.

Nelle costruzioni bioedili, da sempre viene prevista la realizzazione, ora obbligatoria per legge, del vespaio ventilato fra il terreno ed il primo solaio, che elimina l'umidità in eccesso e disperde egregiamente le eventuali infiltrazioni di gas Radon.
Si pensi anche al sempre più massiccio uso di intonaci e pitture traspiranti, oppure all'adozione dei tetti ventilati, semplice ed economico sistema per abbassare la temperatura del sottotetto d'estate, per evitare lo scioglimento della neve d'inverno (tecnica del "Tetto freddo") e per eliminare l'umidità in eccesso.

La Bioarchitettura nasce come ricerca e rivalutazione di tecniche costruttive e di materiali eco-compatibili, ma prende spunto, analizzandole e rielaborandole, anche dalle tecniche costruttive antiche, intese come sapienza ed esperienza popolari maturate in secoli di storia.

La Tesi qui di seguito illustrata ( 4 ) cerca quindi di individuare, per quanto ancora possibile, gli elementi della tecnica costruttiva originale, come solai, coperture, intonaci, sistemi di raccolta e smaltimento delle acque ecc., e di rileggerli e riproporli alla luce delle conoscenze tecnologiche attuali in un'ottica di rispetto delle peculiarità dell'edificio e delle esigenze del "vivere sano".
Si è cercato di posizionare i contenuti del progetto nei primi grafici allegati: consci della difficoltà di applicare un preciso linguaggio formale alle parti, assai limitate, interessate da nuovi interventi, ci si è concentrati nella parte di bio-edilizia.
L'intervento, preceduto da un lungo lavoro di rilievo originale e di messa a punto di criteri per un restauro bio-ecologico, ha riguardato uno dei pochi manufatti storici friulani, danneggiati dagli eventi sismici del 1976 non ancora recuperati: la Casa Forte di San Salvatore sita in Majano , Udine.

Da ultimo , la Tesi ed alcuni materiali contenuti nella prefazione, si inseriscono in un nuovo progetto culturale dello IUAV che vede, per la prima volta in Italia, la costituzione di un Master in Architettura Bio-compatibile.


Note:

1) Metodologia progettuale che considera fin dalle prime fasi del percorso di progetto, l'edificio come un sistema energetico complesso, prevedendo soluzioni diversificate utili alla riduzione globale dei consumi fino anche al 70%. <<

2) Efficienza si riferisce più al come produrre; Sufficienza si riferisce alla riflessione generale sullo stile della produzione e dei consumi; Efficacia si riferisce a cosa produrre , nel senso di efficacia nella produzione di benessere in equilibrio tra efficienza e sufficienza. Alcuni Autori individuano questo terreno di mezzo, come dominio della Sufficacia. <<

3) Per ciascuna di queste dimensioni debbono essere applicate alcune linee guida che costituiscono i classici "Punti topici" della bio-architettura. Dimensione Materiale = durevole, riciclabile, con poca energia interna, de-materializzata, a risparmio di risorse non rinnovabili..; Costruttiva = semplice, mantenibile, facilmente aggiornabile..; Prestazionale = efficiente, multiuso, riutilizzabile, condivisa socialmente, inserita nella normativa…. <<

4) La tesi di Laurea , svolta nell'a.a. 1999-2000 è stata redatta da Ugo Brollo e Daniele Pontarini. Il Relatore era lo scrivente Erich R. Trevisiol ed il correlatore l'Arch. Elisa Trani. I presenti materiali sono una sintesi della Tesi stessa. Si ringrazia il Prof. Mauro Strada per gli utili suggerimenti e per le indicazioni metodologiche. <<

 
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