Ing. Francesco Marinelli
Direttore Istituto Nazionale di Bioarchitettura
Appare chiaro che la tabella si commenta da sola ed evidenzia l'enorme carico di risorse di cui la specie umana ha oggi bisogno per sostenere una popolazione che raddoppia in maniera tanto rapida.
Inoltre è altrettanto ovvio di come i bisogni che vengono manifestati oggi per ogni uomo sono molto superiori a quelli ritenuti necessari per vivere sino al 1.800 d.C.
Se teniamo inoltre presente che ad oggi il 75% delle risorse mondiali viene utilizzato solo dal 25% della popolazione (Paesi industrializzati) e che l'attuale modello di crescita tende ad esportare anche ai paesi terzi il modello di sviluppo dei paesi "avanzati", ci si rende immediatamente conto della insostenibilità di questo modello e la necessità di individuare e di percorrere da subito un altro modello.
Relativamente al cattivo uso delle risorse ambientali primarie, si prenderà ad esempio l'attuale uso e tipologia di risorse energetiche oggi essenzialmente utilizzate e basate sulla produzione di energia da combustibili fossili, ovviamente non riproducibili.
Tale scelta è stata effettuata non solo perché evidenzia la precarietà di un modello di crescita basato sull'uso di una risorsa limitata e, destinata nel breve termine ad esaurirsi, ma anche per gli effetti ambientali che la combustione induce e quasi del tutto legati alla produzione di CO2.
Fonti tradizionali e problematiche ambientali
Le problematiche connesse al risparmio energetico sono varie e diverse e, non sempre le informazioni a questo proposito sono utili a precisare e definire la fondamentale importanza che l'affrontare ed il cercare di risolvere questo problema ha per il nostro pianeta.
Rispetto alle problematiche ambientali il tema energia è centrale rispetto a qualsiasi politica tesa a promuovere uno sviluppo durevole e sostenibile e dovrebbe essere impegno preciso e costante ciascun governo e di ogni cittadino il tentare di ridurre i consumi energetici e di utilizzare fonti energetiche rinnovabili.
E' utile sottolineare come il consumo di energia è tra i principali fattori responsabili del degrado ambientale a livello mondiale e contribuisce a ciò e in fase di produzione che in fase di approvvigionamento di materie prime.
Relativamente all'approvvigionamento basti pensare che i principali combustibili oggi utilizzati sono quelli fossili (petrolio, metano ecc.) ed il legno.
Relativamente a questo ultimo prodotto, nella società occidentale non si tiene spesso conto che questa fonte energetica è a volte l'unica fonte di approvvigionamento energetico per gran parte dei paesi in via di sviluppo e questo si traduce spesso in un dissennato taglio delle foreste (quasi la metà delle foreste che ricoprivano la terra sino al 1950 sono andate perse e, solo tra il 1980 ed il 1995 sono stati tagliati circa 200 milioni di ettari di foresta vergine).
Relativamente all'uso di combustibili fossili è bene sottolineare che il loro bruciare è responsabile della maggior produzione mondiale di gas climalteranti (il principale dei quali è l'anidride carbonica), responsabili e dell'effetto serra, e della produzione dei principali composti che determinano l'inquinamento dell'aria nelle nostre città.
Relativamente a queste produzioni i dati di seguito riportati possono essere utili a meglio definire alcune problematiche:
In pratica già oggi ogni uomo sulla terra è responsabile mediamente della produzione di una tonnellata di CO2 all'anno, in realtà un cittadino americano è responsabile della produzione di 20,5 tonnellate negli Stati Uniti, di 10,2 t. in Germania, di 0,4t. in Angola.
Sottolineare le variazioni climatiche che l'effetto serra stà producendo in tutti i paesi del mondo ed i suoi effetti disastrosi sulle economie mondiali e sulle vite umane è del tutto superfluo.
Segno della necessità imprescindibile di una modifica sostanziale della attuale politica energetica a livello mondiale è rappresentata dal Summit di Kioto, avvenuto nel Dicembre 1997.
In questo incontro i rappresentanti di oltre 160 nazioni si sono riuniti per firmare un protocollo teso a bloccare ed a ridurre la produzione mondiale di CO2.
L'accordo di Kioto prevedeva una diversificata riduzione dei livelli di produzione della CO2, in particolare la riduzione media del 7% di CO2 entro il 2000 in Europa e del 6,5% per l'Italia e questo ad emissioni bloccate ai livelli del 1990 (così come prevedeva la sottoscrizione della "Convenzione quadro sul cambiamento climatico" siglata in occasione del Summit di Rio del 1992).
In realtà in Italia, dopo il Summit di Rio, nulla è stato fatto per mantenere inalterata la produzione di CO2 e quindi l'Italia dopo la firma dell'accordo di Kioto si era impegnata a ridurre per il 2000 del 13% la produzione nazionale di CO2 cosa ovviamente del tutto disattesa e non conseguita.
Appare ora utile evidenziare in che modo la produzione di CO2 si ripartisce percentualmente tra le varie fonti di produzione ed è interessante vedere come il 21% di questa produzione è imputabile alla combustione dei motori delle sole auto private e che un restante 29% di produzione è dovuto ai consumi energetici di edifici ed elettrodomestici.
Analogamente a quanto precedentemente detto relativamente ai consumi energetici relativi alle abitazioni, percentuali variabili tra il 15% ed il 50%, di altre risorse primarie quali acqua, suolo, materie prime ecc. vengono usate: dal mercato dell'edilizia, a fini residenziali o per attività lavorative in ambienti confinati.
Per cui pensare ad una progettazione consapevole degli edifici, alla attenzione al risparmio energetico e delle materie diventa obiettivo primario di sostenibilità ambientale e di qualità abitativa, di qui la necessità di un architettura e di una edilizia più consapevole, in poche parole di Bioarchitettura.
La Bioarchitettura
Per chiarezza di esposizione e con il desiderio di rendere evidente a tutti cosa sia la Bioarchitettura e da quali premesse culturali, storiche e sociali la nascita di questa nuova disciplina sia stata determinata, di seguito se ne darà una sintetica, ma si spera esaustiva descrizione.
A fronte della sempre crescente attenzione alle problematiche ambientali che, a livello planetario si stà manifestando, ed alla coscienza di dover affrontare e risolvere i problemi relativi ad uno sviluppo realmente sostenibile, anche l'Architettura e l'Edilizia hanno dovuto voltare pagina.
Dopo anni in cui le costruzioni hanno proliferato indiscriminatamente e senza prestare particolare attenzione alla salubrità degli ambienti interni ed agli impatti che il costruito genera sugli ambienti esterni, il settore sta finalmente prendendo coscienza delle ingenti risorse energetiche, territoriali e di materie prime, convogliate nell'edificazione e, di come sia necessario modificare l'approccio globale da mantenere quando si progetta e si realizzano nuove strutture edilizie.
Promuovere un'edilizia ecologica, in sintesi, vuol dire pensare ad un uso razionale di energie e materiali ed al loro reimpiego nonchè convogliare tecnologie e materiali della produzione industriale verso soluzioni compatibili con le esigenze dell'utenza, la salvaguardia dell'ambiente e la creatività del progettista.
Questo nuovo modo di pensare e di rivolgersi all'architettura ed all'edilizia è nato, nei passati decenni, nell'Europa Centrale dove la pressione industriale si è manifestata prima, con tutti i suoi effetti e dove la riconsiderazione dei processi edilizi in prospettiva ambientalista ha portato alla creazione della
Baubiologie: letteralmente "biologia del costruire".
Entrando più nel dettaglio possiamo dire che la Bioarchitettura è prima di tutto una disciplina progettuale che, attraverso profondi studi svolti da équipe di medici, architetti, ingegneri, geologi, etc. cerca di dare una risposta all'origine di alcuni problemi che insidiano la salute dell'uomo e dell'ambiente in epoca contemporanea.
Essa costituisce il trait d' union tra l'edilizia moderna e quella di un passato in cui era vivo l'orgoglio di costruire "a regola d'arte", quando la posa della prima pietra assumeva un significato rituale di cui, nella odierna cementificazione selvaggia, si è persa la traccia.
Quindi, se l' architettura e l'edilizia, intesa come edilizia di quantità e di nuovi volumi costruiti, è oggi in crisi, opposta tendenza registra a livello internazionale la Bioarchitettura.
Questo nuovo orientamento nato in Nord Europa nei primi anni ottanta si è subito connotato come una disciplina progettuale contraddistinta da un atteggiamento ecologicamente corretto nei confronti dell'ambiente.
In una visione caratterizzata da un'ampia interdisciplinarietà e da un utilizzo razionale ed ottimale delle risorse, la Bioedilizia tende a conciliare le tecniche pianificatorie ed edili atte ad assicurare standards abitativi qualitativamente elevati con costi ambientali decisamente contenuti.
Le innovazioni tecniche e scientifiche del secolo scorso hanno, purtroppo, violentemente modificato l'equilibrio che l'uomo aveva creato tra il suo habitat artificiale e l'ambiente naturale.
L'insediamento urbano è diventato sempre più indifferente alle condizioni ambientali e climatiche, raggiungendo ben presto il punto di saturazione.
Il processo di programmazione urbanistica e di progettazione edilizia, fino ad oggi, è stato rivolto alla composizione degli aspetti edili, senza però possedere una visione ampia dei problemi, senza prestare la dovuta attenzione agli spazi esterni ed agli aspetti biologici del costruito e del verde.
La consapevolezza di questi problemi ha portato alla nascita all'interno della disciplina urbanistica e della architettura di una concezione della città intesa come un ecosistema in cui promuovere una integrazione armoniosa tra la natura, l'uomo e ciò che esso stesso costruisce.
Casa, quartiere, città: questa sequenza logica, riporta l'attenzione sul problema di una casa a misura d'uomo.
Si pone, quindi, la necessità e l'urgenza di reintrodurre nei contesti urbani, un'edilizia non aggressiva volta ad individuare materiali, modalità costruttive, tecnologie e tipologie abitative ecocompatibili.
Come disciplina, nata per ottemperare a questi scopi, la Bioedilizia, sorta, come abbiamo detto, nei paesi del Marco, dove l'attenzione ai problemi ambientali è più sentita che altrove, si è andata sviluppando repentinamente in tutto il mondo e comincia ad essere significativamente presente anche in Italia.
Il problema ecologico e dell'inquinamento ambientale (aria, acqua, terra) è diventato particolarmente preoccupante a causa dei livelli di guardia raggiunti in molte zone della sfera terrestre.
Finora le soluzioni sono state cercate prevalentemente in negativo, ossia nella riduzione delle attività industriali; occorre, invece, assumere un atteggiamento attivo per Identificare e promuovere la compatibilità tra crescita economica e sociale ed ambiente: in breve, occorre essere eco-efficienti.
La strategia dell'eco-efficienza richiede, necessariamente, un grande impegno innovativo e la trasformazione del settore produttivo indirizzato prevalentemente alla produzione di beni e servizi a basso impatto ambientale.
Purtroppo, in Italia, nel recente passato si è fatto poco in questa direzione e questo proprio quando l'industria ambientale è divenuta di rilevanza strategica per l'economia mondiale e ci si trova quindi nella condizione di dover recuperare un gap temporale.
Note:
I dati riportati, là dove non direttamente dichiarato, sono stati tratti dalla Relazione sullo stato del pianeta 1998 e 2000 del
Worldwatch Institute.