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BIOARCHITETTURA:
dal progetto al cantiere

ATTI DEL CONVEGNO
Scuola Grande di
S. Giovanni Evangelista
4 Maggio 2001

Il cantiere ecologico; il riciclo dei materiali

(Prima parte)

Ing. Ciro Perusini
consulente per la Gestione Sacche

1. Premesse

"La città dei Veneti, per volontà della Divina Provvidenza fondata sulle acque, di un ambito d'acque è circondata e le acque la muniscono come fosse mura. Chiunque, per qualsivoglia ragione, avrà osato recar danno alle pubbliche acque sarà giudicato come nemico della Patria e gli sarà comminata la stessa pena che toccherebbe a chi avesse violato le sacre mura della Patria. Questo editto sia valido in perpetuo."

E' uno dei più importanti editti cinquecenteschi della Serenissima.

Poiché, tuttavia, con queste acque i Veneziani hanno avuto spesso un rapporto disinvolto, nel 1536 il Collegio alle Acque fu costretto ad eleggere un capitaneo per ogni contrada, espressamente incaricato di vigilare affinché "non se buti de le scovace, terreni, cenere o altre immondicie" nei canali e i Provveditori di comun, cui era delegata diretta giurisdizione sui rii interni alla città, proclamano "che se alcuna persona butterà over farà buttar nelli rii et sopra le strade immonditie de che qualità esser se voglia, et che sia denontiato et se habbi la verità, debbi quella tal persona pagar ducati tre et esser frustadi atorno la contrà dove haverà fatto il delitto".

All'interrimento-impaludamento provocato ai margini della laguna dalle sedimentazioni naturali - assillo costante degli antichi reggitori - si aggiungeva inoltre nel "corpo della Terra" (cioè in Venezia, come con felice e pregnante espressione almeno fino al Cinquecento era talvolta chiamato il capoluogo), l'"inquinamento" dovuto all'attività umana … [Giovanni Caniato, La laguna di Venezia, Cierre edizioni, Verona 1995].

Ciò premesso, vi dirò brevemente la mia esperienza in Sacca di San Mattia a Murano, dove è stata attivata una piattaforma operativa per il riciclaggio di materiali edili inerti.

L'attività della piattaforma, pressoché totalmente esaurita, sta per essere trasferita in Porto Industriale, restando la Sacca soltanto una stazione di travaso, fra le barche piccole, da e per i cantieri, e le barche grosse, da e per Malcontenta.
Userò l'indicativo presente, anche se le macchine, come ho detto, sono in corso di trasferimento a Malcontenta.

2. Storia

La "Sacca di San Mattia" in Venezia-Murano è il risultato dell'interramento parziale di una barena lagunare.
E' attivata colà da molti anni una piattaforma operativa per il ricevimento e lo stoccaggio e, negli anni più recenti, anche per il trattamento e il riciclaggio di materiali edili inerti.

Lo smaltimento di questi materiali non è disciplinato in Regione da un Piano di settore; la Regione stessa, nel "Piano di Smaltimento dei Rifiuti Speciali", si è infatti limitata al censimento dei rifiuti speciali derivanti da attività industriali, per un totale di circa 180.000 tonnellate/anno.

Non ha considerato invece le quantità di inerti derivanti da demolizioni e da ristrutturazioni edilizie, la cui produzione è comunque assai variabile; né peraltro il Piano prevede alcun sistema per il loro smaltimento.

Reputa la Provincia che la Città di Venezia e le isole più prossime producano non meno di 500 mc/giorno di materiali di questo tipo.
Sono sfridi di materiali da costruzione provenienti dalle ristrutturazioni di edifici del centro storico e delle isole; sono residui della lavorazione del vetro eseguita nelle fornaci muranesi, sono materiali provenienti da scavi, materiali ceramici cotti, vetri di tutti i tipi, rocce e materiali litoidi da costruzione ed altri materiali comunque inerti.

Sono esclusi i rifiuti tossici e nocivi, i rifiuti pericolosi e i rifiuti urbani ai sensi del DPR 915/1982; sono esclusi altresì i fanghi e i residui fangosi, i mobili di qualsiasi tipo, le guaine bituminose, i pannelli da isolamento di stifferite, di lana di roccia e di lana di vetro, i teli di nylon, la moquette e la carta da parati, i contenitori vuoti di plastica, di vetro e di metallo già usati per vernici, pitture, smalti e altri prodotti chimici usati nei lavori edili, le ramaglie e le alberature; sono infine esclusi i rifiuti di bordo delle navi, i rifiuti oleosi e gli idrocarburi.

Gli inerti ammessi hanno le caratteristiche di materie prime secondarie.

L'area, che appartiene al Demanio, è stata individuata dal Magistrato delle Acque ai sensi delle cosiddette leggi per la salvaguardia di Venezia (366/1993 e 798/1994), prima come discarica per i fanghi dei canali navigabili lagunari, e poi come discarica di materiali inerti.
Dal 1945 al 1975 l'area è stata gestita direttamente dal Magistrato, che agiva scaricando nei canali interni della Sacca i materiali conferiti, con successiva ripresa mediante escavatori meccanici. Processo difficoltoso, costoso e inquinante.

Dal 1975, poiché non era più disponibile alla gestione diretta della discarica per mancanza di fondi e di personale, il Magistrato ha dato in concessione l'area alla Società Gestione Sacche srl (SGS), formata da costruttori edili veneziani e dalla loro associazione di categoria, con l'impegno di provvedere alla corretta gestione della discarica per conto dello stesso Magistrato; la concessione è tuttora in corso.

Oggetto della concessione è "lo smaltimento, il trattamento, anche mediante trasformazione, e lo stoccaggio dei rifiuti e materiali attinenti l'attività lagunare e marittima di Venezia e delle isole che la circondano".
La SGS agisce nell'interesse generale dei soci, che traggono vantaggio dall'unica possibilità del servizio di conferimento e smaltimento che la SGS attua, supplendo alle carenze del settore pubblico, sia come servizio all'utenza che opera nel campo edile in Venezia, sia garantendo un servizio pubblico essenziale al funzionamento del settore.

La SGS non ha mai distribuito dividendi, ma tutti gli utili sono stati investiti nella gestione e manutenzione della Sacca o portati a riserve, o accantonati in appositi fondi a copertura dei costi per gli interventi di sistemazione dell'area da effettuarsi al momento della riconsegna, tenendo conto anche delle minusvalenze derivanti da possibili dismissioni anticipate, rispetto al normale ciclo di ammortamento delle strutture.

La SGS ha a sua volta affidato alcune operazioni di servizio alla Tecnoecology di Treviso, la quale ha sistemato l'area ed ha attivato l'impianto di riciclaggio dei materiali edilizi di risulta dalle demolizioni lagunari.

L'esercizio delle operazioni di smaltimento è stato autorizzato con decreto del Presidente della Provincia di Venezia.
La Commissione per la Salvaguardia ha invece dichiarato la sua incompetenza trattandosi di opere completamente amovibili.

Durante i primi anni di gestione, la SGS ha provveduto a spianare l'area, per verificare la reale capacità ricettiva della discarica, e ha realizzato altresì un marginamento completo delle sponde; oltre a modellare la Sacca, secondo le prescrizioni, la SGS:
Il Magistrato alle Acque ha costruito, per conto suo, il pontile al margine estremo est della Sacca: di quel pontile la SGS si serve per l'allontanamento dalla Sacca dei materiali riciclati.
La piattaforma era fino a poco tempo fa in grado di ricevere e trattare circa 600 mc/giorno, che sono stati finora distesi, a strati, nella Sacca. Nel corso degli anni successivi al 1975 la Società ha continuato a stoccare il materiale in discarica, secondo un piano di imbonimento prestabilito. Una volta raggiunte le quote altimetriche fissate nel disciplinare di concessione, si sarebbe chiusa la Sacca. Così sta per essere.

La Sacca è stata in tal modo bonificata, con la costituzione di una piattaforma estesa per circa 25 ettari ed elevata a 3,15 metri sul livello del medio mare, misurati sul perimetro secondo le prescrizioni del Magistrato e della Provincia, con pendenze verso il centro comprese fra l'1 e il 2%. E' questo l'attuale assetto della Sacca.
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