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ARCHITETTI VENEZIANI
ASSOCIAZIONE TRA LIBERI PROFESSIONISTI
      
D.I.A. e Super D.I.A.
La nuova disciplina del "permesso a costruire"
Responsabilità oggettiva e soggettiva

Atti del 5° QUADERNO VENEZIANO
Palazzo Ducale, 1 marzo 2002



Arch. Gianfranco Vecchiato

Presidente Ordine degli Architetti della Provincia di Venezia

(Prima parte)


Nel porgere il saluto ai colleghi ringrazio l'arch.Giorgio Leandro, Presidente dell'Associazione Architetti Veneziani, per aver organizzato con molta tempestività un incontro sul tema della Dichiarazione di Inizio Attività (DIA) che entrerà fra breve in vigore anche a Venezia.

Questa iniziativa si lega con quella organizzata dal nostro Ordine con il convegno riguardante gli esiti e le prospettive inerenti la Legge 109 sui Lavori Pubblici e sulle interpretazioni ad essa collegate.
Fra i relatori vi erano l'Ing.Coletta che è uno degli estensori della legge, l'avv. Marco Corsini assessore ai LL.PP. del Comune di Venezia, Dirigenti Regionali, e numerosi colleghi e tecnici appartenenti anche ad altre categorie professionali, l'Associazione Costruttori provinciale.

In quella circostanza ho voluto sottolineare come il caso Wanna Marchi, allora evidenziato dalla stampa, potesse essere considerato non solo come un fatto di cronaca, ma come uno spaccato del costume della nostra società italiana, nel quale paiono convivere culture diverse e distanti e che danno alla parola di cui stasera si è parlato più volte "responsabilità personale", un significato che vale la pena precisare.
A nessun architetto riuscirebbe il risultato clamoroso ottenuto da questa signora, che pare abbia raccolto più di 300mila clienti spacciando plateali "patacche" contro malocchio, malattie, disgrazie, etc., incamerando decine di milioni ( di vecchie lire ) per volta.
Si è letto che il capitale raccolto ammonterebbe ad oltre 60 miliardi e che il 15/20% dei propri clienti fossero persone laureate.
Dalle cronache si è saputo anche che esiste, ed è florido, anche l'Ordine dei maghi, che conterebbe circa 16.000 iscritti in Italia.

Quindi ci muoviamo in una società in cui molti, culturalmente parlando, sembrano rimasti all'uso dell'arco e delle frecce, mentre in altri settori sfrecciano aerei supersonici...
Ciò riflette una situazione non rara in società che in meno di una generazione hanno subito forti processi di cambiamento.
Ricordiamo ancora che a metà degli anni '60 era divenuta famosa una trasmissione televisiva che si chiamava "non è mai troppo tardi" che insegnava a leggere e a scrivere ai molti che in aree non marginali del nostro Paese, erano ancora semianalfabeti.

E questo aspetto è ben presente fra gli architetti che sono spesso di fronte ad esperienze che dimostrano, nei loro rapporti coi clienti, le resistenze e le difficoltà di trovare comunanze di linguaggio e di comportamento.


La percentuale di semianalfabeti, specie nel settore di nostra competenza, appare in aumento. Naturalmente l'Italia ha una storia complessa, basti il Palazzo Ducale e la Sala del Piovego da cui oggi parliamo per testimoniarlo, e così è per il continente europeo, per i temi del Federalismo, per il ruolo e la funzioni delle Regioni, degli Enti Locali, per le riforme che stanno avendo luogo e tra le quali annoveriamo anche quella dell'autocertificazione dei progetti edilizi di cui ci stiamo occupando.

Ho fatto queste considerazioni perché in Italia attualmente il numero degli architetti iscritti agli ordini sfiorano il numero di centomila.
Nel Veneto siamo poco più di ottomila, nella provincia di Venezia siamo 2.160.
E non siamo gli unici professionisti che esercitano in questo settore perché la legge non ha ancora definito le rispettive competenze.
La riforma universitaria non ha per ora chiarito questi aspetti e ne ha anzi aggiunti altri che non sono chiari.

Per esempio dal settembre 2001 gli Ordini degli architetti hanno visto aggiungere alle proprie caratteristiche quelle che li definiscono ora come allargati ai Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Venezia.
Cosi'dicasi per il nostro Consiglio Nazionale.

Ciò riguarderà fra l'altro i nuovi Esami di Stato e le rispettive competenze suddivise fra settori.
Con la riforma ordinistica, cambieranno anche gli organismi di Magistratura interna che saranno indipendenti ed è in corso un aggiornamento delle norme di deontologia.
Ciò avrà delle ripercussioni sul modo di disciplinare l'esercizio dell'attività professionale, fin qui ancora regolato dalle vecchie leggi del 1923 e 1925.

In questo ambito l'autocertificazione di un progetto viene ad essere un atto di grande responsabilità che sostituisce le competenze fin qui avute dai tecnici delle Amministrazioni e pertanto equiparano il parere del professionista a quello di un pubblico ufficiale.
Per evitare che ciò possa essere interpretato in senso deteriore e che anzi la soggettiva responsabilità di ciascun professionista abbia un suo forte significato, oltre ai controlli a campione che verranno effettuati dalle Autorità, è previsto che la falsa certificazione sia punibile con la sospensione dall'Albo.

L'altro aspetto che deve essere collegato a questo, riguarda la qualità della preparazione dei professionisti che deve iniziare all'Università, approfittando della riforma avviata.
Non solo quindi con i nuovi Esami di Stato, ma con corsi di avvio all'esercizio professionale e con un periodo di tirocinio obbligatorio che finalmente completi quella parte teorica avuta all'Università, con un periodo di applicazione pratica negli studi o anche con il mondo professionale.
Vorrei segnalare a tale proposito quanto riportato dalle nostre Norme di deontologia, al capo primo dei principi generali,

- art.3 : "L'architetto esercita la professione in conformità alle leggi vigenti e opera nel rispetto dell'interesse generale della società, che riconosce prevalenti su quelli del committente e personali".
- art.4 : "Il comportamento professionale dell'architetto deve basarsi sull'assunzione di responsabilità dei propri atti, sull'autonomia culturale, sull'indipendenza del giudizio, sulla preparazione tecnica e professionale, sull'adempimento degli impegni assunti e sul rispetto del segreto professionale.

Un ulteriore aspetto va segnalato all'
- art.11 : "....l'architetto deve disporre dell'indipendenza necessaria che gli permetta di esercitare la professione in conformità all'interesse generale e alle regole deontologiche e di assumersi così la responsabilità delle proprie azioni".

Ultimo punto è all'
- art.14 : " L'architetto deve rapportare alle sue effettive possibilità di intervento e dai mezzi di cui può disporre la quantità e qualità degli incarichi e deve rifiutare quelli che non può espletare con sufficiente cura e specifica competenza".

Per questi motivi l'avvio della DIA rappresenta per tutti, da un lato un traguardo cui abbiamo teso da molto tempo come segno di una maggiore liberalità dello Stato e delle funzioni della Burocrazia, ma dall'altro è anche una prova seria e difficile che chiama in causa la nostra credibilità, la nostra competenza, il nostro ruolo sociale, tecnico ed etico.
Sono fiducioso che questa prova posa essere superata e che anzi costituisca le premesse per un maggiore ruolo del professionista nelle trasformazioni del costume e dell'economia.

Anche partendo da queste occasioni potremo ridare un forte segnale di rinnovamento, essendo consapevoli che si tratta di un tassello di un più complesso quadro di riforme, non solo di tipo burocratico, ma di presenza sociale.
Questo obiettivo non è mai venuto meno da parte della nostra categoria e con tale finalità ci apprestiamo a vedere messi alla prova i nostri compiti.

Ci attendiamo però anche dallo Stato, dalle Regioni, dagli Enti locali e dai cittadini, vi siano ulteriori dimostrazioni di proseguire nel dare efficienza e servizio alle esigenze di settore, nell'Urbanistica, nella formulazione delle leggi, nell'interpretazione delle norme, consentendo chiarezza del diritto e delle regole che saremo chiamati a testare.
Su questo versante l'esperienza del mondo professionale sarà sempre più preziosa e potrà consentire di completare quella parte di strada che possa allineare l'Italia ai più avanzati Paesi Europei.


MODERATORE:
Grazie all'architetto Vecchiato. Nell'introduzione che egli ha fatto intervenendo sulla questione deontologica, ha messo a fuoco - soprattutto quando ha richiamato gli articoli delle norme di deontologia - quali siano le responsabilità del progettista.

Volevo segnalarne una in particolare, cioè quella dell'architetto che, nel suo operare, deve sempre premettere che quanto va dichiarando come "stato di fatto" è effettivamente quanto egli ha rilevato prima dell'intervento. Qui si gioca la serietà e la professionalità di ciascuno do noi poiché, se in passato l'attendibilità del rilievo si poteva pensare come rimessa alla verifica dell'ufficio, oggi questo non avviene più e ciò che il professionista dichiara deve anche essere asseverato dallo stesso.

La questione ha un risvolto particolare quando si deve documentare la situazione relativa ai sistemi di smaltimento fognario, poiché è noto a tutti che fin ad ora si dava per buono uno stato di fatto solo ipotizzato, in quanto l'effettivo rilievo è, il più delle volte, impossibile.
Vorrei che se ne discutesse anche in questa sede.





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