La gestione del rapporto con i privati:
1994/1998, cinque anni di esperienza
(Seconda parte)
Ing. Flavio Bellin - Direttore Edilvenezia Spa
Con la delega, l'Edilvenezia, in nome e per conto dei proprietari, si attiva.
Viene comunicato ai proprietari che la loro richiesta è stata accettata e, a questo punto, viene affidato l'incarico all'impresa ed alla Direzione Lavori: questa è la normalità.
Per arrivare ad un rapporto costruttivo con i privati sono stati sottoscritti degli accordi con l'Associazione dei proprietari edili, cioè Confedilizia ed UPI., rappresentativi nel
centro storico di Venezia , proprio per sensibilizzare la proprietà ad una collaborazione: anche per loro c'era un effettivo interesse ad agevolare questo percorso.
A fronte di tale accordo, veniva garantita collaborazione a patto che fossero perseguite le condizioni più favorevoli dal punto di vista economico per realizzare il lavoro a regola
d'arte.
E allora a questo punto, abbiamo chiuso la catena con l'anello mancante convenzionandoci con l'impresa e con il professionista che seguivano l'intervento pubblico per conto del Comune
affidando a loro l'incarico di seguire anche i lavori di competenza dell'Edilvenezia.
In tal modo si è praticamente costituito un unico soggetto attuatore dal punto di vista fisico ed un'unica mente di controllo, D. L. per ogni ambito su cui si andava ad
intervenire.
I lavori sono quindi realizzati con le medesime modalità utilizzate per le sponde pubbliche, salvo casi specifici e particolari da valutare caso per caso.
Vi sto dando le linee di carattere generale.
Eseguiti i lavori si arriva alla liquidazione e quindi alla contabilità, misure, S.A.L., certificato di regolare esecuzione, che come ci è noto corrisponde al collaudo, da
parte della D.L.; è quindi possibile la ripartizione della spesa tra i proprietari dello stesso condominio previa acquisizione delle tabelle millesimali.
Per agevolare tutti gli operatori, sollevandoli dalla preoccupazione della fatturazione, è stato centralizzato tutto il meccanismo dei pagamenti.
Grazie all'unico data-base utilizzato, provvediamo direttamente alla emissione di tutte le fatture ai privati per conto dei soggetti che operano (impresa e professionisti).
L'Edilvenezia provvede quindi al pagamento diretto del 100% loro dovuto ai soggetti che operano. Di tale 100%, il 75% ci viene anticipato dal Comune, mentre il rimanente 25% ci viene
versato dai privati.
Tutto ciò rappresenta una agevolazione dal punto di vista finanziario escogitata a tutto vantaggio dei privati, che rimangono per così dire scoperti solo della loro quota; vedremo più avanti quanto vale in termini assoluti questa quota del 25%.
Ci sono poi altre due situazioni che però non possono essere delegate a nessun altro perché racchiudono al loro interno responsabilità che non possono essere accettate né delegate.
Allegato A: interventi in proprio quando ci sono dei degradi o dei dissesti strutturali per situazioni fondazionali che si sono ripercosse nella parte in elevazione.
In tal caso si redige un progetto "ad hoc", un progetto specifico che consideri la stabilità di tutto l'edificio, evidenziando gli interventi che si propongono su cui richiedere il contributo, alla successiva esecuzione delle opere che competono a noi, cioè quelle sotto il piano di calpestio che riguardano le fondazioni, i paramenti fondali. In tal caso la liquidazione segue procedure leggermente diverse nel senso che eroghiamo solo il 75% e direttamente al privato.
L'incarico all'impresa ed alla D.L. è una responsabilità diretta del privato, e quindi sono loro stessi che incaricano direttamente.
Analogamente succede per gli impianti fognari, e cioè le famose fosse settiche; si deve precisare che l'esecuzione di tali opere non è un obbligo cogente in quanto si sta scavando il rio, ma può essere fatto in un secondo tempo: non esiste un obbligo specifico per i privati di adeguare le proprie fognature durante lo scavo dei rii.
Esiste però una norma, una legge, l'ultima, mi pare la 206 del 1995 se non sbaglio, che prescrive che tutti gli impianti devono essere a norma; è una opportunità in quanto per questi lavori è previsto un contributo del 75%, almeno per quanto riguarda le insule da noi gestite.
Quando i lavori non sono di minima entità, cioè quelli più gravi è evidente, che debbono essere valutati caso per caso, in quanto possegono specifiche caratteristiche.
I lavori di minima entità consistono essenzialmente in lavori di sabbiatura, di idropulitura e spazzolatura, procedura questa specifica per gli edifici vincolati, scarnitura e stuccatura dei giunti, iniezioni, paramenti di protezione, cuci e scuci, abbassamento degli scarichi a quota sotto il pelo medio dell'acqua (figure
29,
30,
31,
32,
33,
34,
35).
Alcune immagini mostrano l'attività di idrosabbiatura e le altre eseguite nel rio di san Tomà, nel rio del Malibran, San Giovanni Evangelista, de la Frescada.
Penso che dopo la carrellata che ha fatto l'architetto Leandro queste siano soltanto quisquilie.
Al 31-12-98 i dati acquisiti sono i seguenti.
Sono assolutamente grossolani, nel senso che forniscono solo un ordine di grandezza qualitativo (fig. da 37 a 41) e riguardano sviluppo delle sponde, condizioni delle sponde, finanziamenti erogati e stima a finire.
Primo dato (
fig. 37): nelle quattro Insule considerate lo sviluppo delle sponde è di circa 16 Km.
Mi soffermo per farvi notare, l'incidenza delle sponde private sul totale delle sponde.
A parte il Ghetto dove ci sono lunghe fondamenta pubbliche, più dei tre quarti delle sponde sono private; perciò la parte predominante dei risanamenti si svolge qui, in
questi ambiti, cioè sulle sponde private.
Condizioni delle sponde: per comodità abbiamo classificato le condizioni di degrado delle sponde in leggero, medio, pesante, grave.
Leggero può essere attribuito all'insula di Santa Maria Zobenigo, medio al Ghetto, pesante ai Frari e grave a S. Maria Formosa, come risulta peraltro dai valori medi dei costi di intervento (
fig. 38).
Ci sono situazioni minime e situazioni massime.
Valori minimi per lire al metro lineare 400.000 compresa IVA, per lavori, più oneri fiscali, più oneri tecnici, valori massimi per S. Maria Formosa.
Ma questo è comprensibile stante lo stato di degrado delle rive di Santa Maria Formosa.
Volevo ragionare su questi valori. Il valore minimo è un dato più o meno costante, £ 400.000/m, su tutti e quattro gli ambiti; ciò significa che quando la sponda
non si trova in condizioni proprio disastrate, le operazioni di manutenzione quasi ordinaria vengono a costare questo importo (£ al metro lineare 400.000).
Questo è un dato interessante per chi deve programmare e pianificare la manutenzione una volta che tutte le sponde saranno state recuperate cioè la prossima volta che si
dovrà intervenire possiamo stimare costi di dover sopportare costi di questo ordine di grandezza, attuali naturalmente.
Il costo medio di intervento, per i vari ambiti, è risultato il seguente (
fig. 38):
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- S. Maria Zobenigo
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L/m
|
800.000
|
|
- Ghetto
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L/m
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950.000
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- Frari
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L/m
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1.120.000
|
|
- S. Maria Formosa
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L/m
|
1.970.000
|
Considerata la lunghezza media di un fronte pari a 10 m, l'onere del 25% a carico del privato è variabile da L. 2.000.000.- a L. 5.000.000.-, valori questi da ripartire tra i
proprietari secondo i millesimi di proprietà.
S. Maria Zobenigo, è risultata la meno cara; infatti i fondali sono rivestiti, una manutenzione più curata è stata fatta nel passato; segue il Ghetto che probabilmente
per condizioni proprie non richiede grandi somme; quindi i Frari come degrado pesante e infine il degrado grave di S. Maria Formosa. Quelli esposti sono costi medi ponderati per tutto
l'ambito cioè per tutta la lunghezza del rio, pezzo per pezzo di sponda.
Gli interventi privati (
fig. 39) sono circa 5420.
Sono i fronti di sponda individuati come privati con i criteri che abbiamo detto all'inizio.
Notevole è il dato relativo a S. Maria Formosa.
I finanziamenti erogati, che noi ci siamo fatti anticipare dal Comune sulla base di previsioni in modo da costituire una specie di polmone finanziario ed essere pronti a
corrispondere ai vari soggetti quanto spettante, sono circa 10 miliardi (
fig. 40).
Le stime a finire (
fig. 41) ci dicono che occorreranno circa 20 miliardi per completare queste quattro insule:
-
Santa Maria Zobenigo: salvo piccoli strascichi si può dire conclusa;
-
Ghetto e Frari: salvo piccoli strascichi si possono dire conclusi; è una stima abbastanza verosimile;
-
Santa Maria Formosa: la stima è basata su circa il 50% dei lavori fatti.
Si arriva comunque circa sui 20 miliardi.
Per quanto riguarda le fognature dei Frari, Ghetto e S.M. Formosa non abbiamo fatto nessuna stima, perché non abbiamo chiesto alcun finanziamento. Per quanto riguarda invece S.
Maria Zobenigo, abbiamo fatto delle valutazioni relative ai costi di adeguamento degli impianti fognari.
Dall'esperienza sin qui fatta che cosa abbiamo imparato, quali conclusioni possiamo trarre?
La strada intrapresa è molto impegnativa e defatigante, ma presenta l'indubbio vantaggio di consentire la risoluzione di tutti i problemi che si sono via via presentati praticamente
senza contenzioso.
Questo infatti rappresentava la grande incognita quando ci siamo avventurati verso questa esperienza.
La chiave di volta è rappresentata dalla ricerca del consenso della cittadinanza, una ricerca testarda e quasi maniacale, da ottenere a tutti i costi, quale premessa indispensabile
alla realizzazione dei lavori.
La popolazione, ne siamo certi, si sente ora protagonista "pro-quota" (25%) della rinascita fisica della sua città.
Il grande consenso è dimostrato dalla notevole risposta (99,9%) e dall'elevata quantità di deleghe ricevute dai privati.
Per contro, le situazioni che non abbiamo risolto dipendono quasi esclusivamente dalla difficoltà di reperire materialmente, fisicamente, i soggetti privati.
Un sincero ringraziamento, qui, pubblicamente, lo riservo a tutti coloro che ci hanno dato una mano in questo periodo, principalmente le imprese, i professionisti e quelli che hanno
collaborato in prima persona con noi nelle quattro insule da noi gestite.
Mi ero fatto la fotocopia di una fase tratta dal libro di costruzioni idrauliche di Francesco Marzollo e sembra la giusta risposta a quello che diceva prima l'architetto Leandro, e
cioè che tanti sono pronti a criticare comunque l'opera altrui... Questa frase riporta l'iscrizione incisa, su una derivazione del Piave a Pederobba, da un ingegnere del Genio Civile
del Magistrato alle Acque; si chiamava dall'Armi, ed è la seguente: "Molti che varda e pochi che se ne intende, da poi fato molti vol dar la menda", anno 1585.
Cosa sta significare per noi questa dicitura?
Significa questo: abbiamo affrontato con grande entusiasmo un problema che presentava moltissime incognite. I risultati ottenuti possono dirsi più che soddisfacenti.
Noi ce l'abbiamo messa tutta, certamente si può far meglio.
Grazie.