Dibattito
(Terza parte)
continua l'intervento del prof. Stefano Boato, docente IUAV:
L'arch. Leandro dice che basta dare un indennizzo alle poche attività che sono soggette al fenomeno dell'acqua alta.
Io mi spingo oltre, penso che si possano eliminare le acque alte anche in piazza S. Marco
Credo che vada verificato quale è il massimo livello di difesa locale dalle acque alte che si può realizzare, fattibile e compatibile con il contesto.
Credo in particolare che si debba valutare quale sia il recupero altimetrico che si può ottenere dalla parte del Bacino Orseolo con una leggera pendenza nella pavimentazione e/o con un gradino ai margini del sottoportico o al bordo della fondamenta.
Dalla parte del Bacino di S. Marco la pavimentazione, ad un terzo di distanza tra il Palazzo Ducale e il bordo sul bacino (in corrispondenza del fianco meridionale del ponte della Paglia), con una leggera pendenza sinora non avvertita, è già oggi a1,16 m. sul medio marino. Credo che con altri due terzi di percorso potrebbe tranquillamente essere portata alla quota di 1,20 cm in corrispondenza del bordo.
In ogni caso si può passare dagli attuali 115 acque alte all'anno (nel punto più basso della piazza prospiciente la Chiesa) alle 3 all'anno già raggiungendo quota 1,10 m sul medio marino o alle1,5 volte all'anno raggiungendo quota 1,20.
Come si vede è possibile eliminare le acque alte anche a S. Marco senza bisogno di mettere dighe alle bocche di porto (da progettare forse tra 50-100 anni se proprio si verificasse un eustatismo molto maggiore di quello oggi prevedibile) con le difese locali e il taglio delle punte massime di marea (con il riequilibrio idrodinamico alle bocche e in laguna).
In ogni caso spero che il progetto che si sta per proporre all'approvazione abbia tenuto conto delle osservazioni e delle indicazioni del Comune e della Soprintendenza, che non si riproporrà la grande membrana orizzontale né il rifacimento integrale del sistema dei condotti e cunicoli sotterranei per le acque, che si vogliano progettare e sperimentare l'impermeabilizzazione verticale dei bordi perimetrali dell'insula, il funzionamento e la gestione di un sistema controllato dello smaltimento delle acque del sottosuolo e delle valvole per la non risalita delle maree in occasione delle acque alte.
Comunque restiamo in attesa dell'occasione promessa dal Magistrato alle Acque per una presentazione pubblica del progetto: potrebbe essere un'occasione preziosa per un confronto serio e documentato, aperto ai contributi positivi delle intelligenze e esperienze professionali che in città non mancano.
Dr. Mongiello, vicepresidente del Consiglio Comunale di Venezia:
Le parole dell'architetto che mi ha preceduto, oltre che forbite, sono perfette nelle teorie che hanno esposto. Io sempre l'ho ascoltato, sempre ho letto quanto ha scritto e scrive, però questa sera a me preme portare soltanto delle testimonianze, delle testimonianze relative alla Società Insula alla quale il Comune di Venezia ha affidato lo scavo dei rii.
Come si sa, Insula è una Società con capitale di maggioranza del Comune di Venezia e con altri capitali di altri Enti quali Italgas e qui sono presenti i delegati di Veneziana Gas, l'ingegnere Giannotti, che era uno dei promotori di certe iniziative che Veneziana Gas ha preso attorno agli anni '90. Questa Società è nata anche da una costola della Veneziana Gas, e noi per primi, quando ero Presidente della Veneziana Gas, abbiamo fatto la mappa computerizzata del sottosuolo.
E di questa, mi pare si sia servita e si serva per monitorare, far tutto quanto occorre per rendere i lavori più agevoli.
Detto questo, devo dire che sono stato critico, in maniera feroce, nel confronto di Insula un anno fa circa, quando ho avuto il piacere di ascoltare il dottore Rizzetto ed alcuni del Comitato.
Non mi azzardo neanche minimamente a fare delle ipotesi tecniche, ma un giudizio politico, sì.
Devo dire che il Comitato ha svolto effettivamente una azione di stimolo nei confronti della Società che con l'intelligenza del Presidente, del Consiglio di Amministrazione, dei Dirigenti, ha capito dove sbagliava, e nei limiti delle possibilità si è corretta nel corso dei lavori.
Ecco, questo è il sostegno che io voglio dare ad Insula.
Allora sulla stampa e nelle tante riunioni che abbiamo fatto alla presenza dei cittadini a Murano e nel Comune di Venezia, ho criticato il comportamento che Insula teneva nei confronti dei cittadini che subivano dei danni: a volte si stentava a riconoscere che fossero le ditte appaltatrici a provocarli.
Così oggi devo dire "grazie" ad Insula che, non solo riconosce questi danni, ma vi provvede al meglio e fa in modo che il cittadino non debba subire alcun fastidio.
E' pur vero che la manutenzione è necessaria, caro architetto; è pur vero, che deve essere continua; guai se così non fosse: la città potrebbe avere dei danni notevolissimi.
Ma è altrettanto vero che deve essere fatta secondo i canoni che la tecnologia suggerisce.
La manutenzione dei rii va fatta in modo da non arrecare alcun danno a coloro i quali abitano lungo i rii. Grazie.
Ing. Scotti:
Mentre l'architetto Boato ci ha riempito di flash, di problemi, di cose che giustamente sarebbe meglio discutere entrando nel merito e non solamente gettando sassi nello stagno, tocco solamente delle cose che riguardano gli argomenti di oggi, e non certo la morfologia, la portualità, che richiedono certamente esperienze anche diverse.
Ha fatto un accenno, l'architetto Boato, a proposito del fatto che non si parte se non dal privato.
E' quello che abbiamo sempre fatto. E' quello che il Consorzio ha sempre organizzato.
Direi qualche cosa in più: non si parte se non dalla difesa, perché c'è una difesa locale.
C'è una differenza fondamentale fra il sollevamento del marginamento e la difesa dall'allagamento.
Sollevare e basta, non è sufficiente.
Uno dei problemi che ho esposto oggi, è quello della stabilità.
Adesso l'architetto, che non penso sia specialista proprio in tutto, non è d'accordo, ma le verifiche hanno portato a conclusioni precise: sollevare non basta. Se si solleva e basta, si possono creare dei grossi danni, degli ostacoli architettonici, trasformazioni del territorio.
E adesso abbiamo sentito con interesse quello che sta facendo Insula.
Io mi chiedo come faranno ad estendere questa trasformazione del territorio, pieno di bussole, pieno di gradini, di saliscendi sui marginamenti, a tutto il territorio di Venezia.
Io capisco che si possano fare in alcune zone localizzate, perché non è vero che tutto si può fare dovunque, però estendere a tutta la città quel poco di intervento, spererei fosse possibile, in realtà non si riesce.
Per quanto riguarda le quote, anche qua nessuno ha mai detto 100 e non più di 100.
100 è una quota minima e, dove si riesce, si fa quello che si può.
La quota dei Tolentini non è nata da un'idea del Consorzio Venezia Nuova, è nata da una intesa fra Comune, Soprintendenza e Comitati di Quartiere.
Si sono avute discussioni molto accese anche per raggiungere questa quota.
Non è vero quindi che sia stata una quota bloccata, non è vero che sia 100, perché si raggiungono anche i 115. E anche qua bisogna stare attenti quando si espongono le informazioni, perché la verità è molto articolata.
Riguardo all'ultimo accenno a proposito della stabilità delle rive lungo il Canal Grande, lungo la Giudecca, esistono anche casi in cui il fondale sia approfondito, ma quelli sono casi estremi. Guardiamo invece a quelli che interessano la città: uno degli esempi che ho fatto vedere oggi, quello della "riva della Partigiana", dove è certo che il coricamento della riva, quella modifica, sia dovuta a tutto tranne che all'approfondimento del canale.
Cioè tutta la parte che doveva essere immorsata del marginamento, era effettivamente immorsata, non si è vista una erosione.
Il problema che ho descritto, non è dovuto ad un approfondimento del canale, è dovuto a processi di infiltrazioni, di geotecnica, che sono diffusi. Questo non vuol dire escludere che esistano anche in canali più ampi, più trafficati problemi di tipo diverso, come quello illustrato dall'architetto Boato.
Ma attenzione, perché in quelle zone i marginamenti non sono costruiti come a Venezia, a gravità, perché a Venezia sono costruiti a gravità: il fatto che siano appoggiati su pali di legno, non significa che abbiano delle fondazioni rigide, sono solamente a gravità.
Nei canali principali, nel Canal Grande, nei canali marittimi dove si sono verificati degli approfondimenti, in genere i marginamenti sono delle strutture che non sono appoggiate sul fondale, sono profonde, sono dimensionate per resistere anche ad erosioni.
Perciò non bisogna mischiare i tipi di problemi ed i tipi di struttura.
Perché per problemi diversi sono state realizzate strutture diverse: quindi bisogna confrontare cose omogenee, altrimenti non ci si capisce.
Grazie.
Ing. Setaro:
Va bene, allora due flash: uno per quanto riguarda le difese extra cittadine, extra centro storico: dove possiamo, riprendiamo le tipologie caratteristiche.
Ci sono degli esempi. Tra l'altro i nostri progetti vanno alla commissione di Salvaguardia che può esaminare nel dettaglio queste soluzioni. Per quanto riguarda Piazza S. Marco, da tre anni un gruppo di lavoro composto da Magistrato alle Acque, Soprintendenza ai Beni Culturali, Comune di Venezia e Progettisti, ha esaminato e analizzato quella che era sembrata la soluzione più idonea, anche perché ci sono problemi grandissimi.
Però io sostengo la proposta del professore Boato e, anche se è stata molte volte illustrata, in tanti convegni in tante sedi, prima di passare alla decisione definitiva per Piazza S. Marco, ritengo si debba organizzare un dibattito, non pubblico però, perché altrimenti ci sarà chi ci chiama criminali, quello che urla, un vero esame di coloro i quali hanno visto un qualche cosa che non quadra, un qualche cosa che non va bene per piazza S. Marco: cioè il centro del Mondo.
La chiamo così perché, pare, conoscano piazza S. Marco anche in Patagonia.
Ing. Caielli, dirigente dell'Ufficio per la Salvaguardia del Magistrato alle Acque di Venezia:
Mi presento sono l'ing. Caielli, dirigente dell'Ufficio per la Salvaguardia di Venezia.
Io non volevo intervenire, ma lo devo fare per una questione di coscienza mia personale. Ossia, io non posso tornare a casa dopo che l'architetto Boato ha demolito in un quarto d'ora dieci anni di lavori all'interno della laguna di Venezia. E rispondo direttamente: quando parliamo di periferia, l'abitato di Pellestrina è in sicurezza da allagamento fino a quota 1,60, l'abitato di Malamocco da 5 anni è in sicurezza fino a quota 1,60, era a quota +0.85. I tre abitati di Tre Porti, Lio Piccolo, le tre isole, sono in sicurezza fino alla quota di 1,60, Burano chiede di essere messa in sicurezza oltre la quota di 1,30.
Per quanto riguarda il centro, no, non può sembrare che l'intervento di Pellestrina fosse stato un'offesa personale a tutti gli abitanti dell'isola.
Comunque a parte questo, una considerazione di carattere personale: quando si parla di centro storico di Venezia, mi pare defatigante il fatto di discutere sull'1,20, sull'1,17 o sull'1,05.
Lo spirito che ha spinto è quello della difesa idraulica, è quello del rischio idraulico; non dimentichiamoci che la legge speciale nasce dopo l'evento del 1966 per cui, il fatto di discutere di 1.05, 1.10, 1.20, ... stiamo parlando di frequenze. Il numero da tenere presente è 1.90.
Poi, sono qui anche per prendere atto di quanto è stato detto in merito al rapporto con i privati: effettivamente bisogna migliorarci, lo stiamo facendo, abbiamo già inserito nei nostri capitolati l'utilizzo di qualche strumentazione che è stata presentata questa sera. Che altro? Tolentini; l'ha già detto l'ing. Scotti: ci siamo adattati alla situazione che abbiamo trovato, davanti all'albergo Sofitel siamo andati in quota, perché c'era la possibilità.
Recentissimamente abbiamo instaurato un rapporto epistolare con la Soprintendenza per tentare di alzare il "campazzo dei Tolentini".
Per cui, l'obiettivo di cercare di raggiungere il massimo possibile è una cosa ormai consolidata da tempo.
Grazie
Dr. Rizzetto:
Se mi consentite in chiusura un'ultima osservazione: purtroppo questo bellissimo dibattito non ha considerato in alcun modo un argomento che interessa particolarmente i componenti del Comitato cioè l'indennizzo dei danni subiti. Ecco volevo fare solo questa asserzione.
Grazie
Presidente, Arch. Lamberto Dehò:
Io saluto e ringrazio tutti gli intervenuti che hanno portato ad un così alto livello il nostro convegno, speriamo poter riparlare ancora di questi argomenti.
Grazie molte a tutti i partecipanti.