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Problemi di manutenzione e sopravvivenza
ATTI DEL CONVEGNO
Ateneo Veneto, 5 febbraio 1999

La riaggregazione degli apparati murari: problematiche e soluzioni

(Seconda parte)
Ing. Mario Meneghin
Responsabile tecnico Volteco Spa

Dovendo intervenire, infatti, su murature molto spesse (quali appunto quelle storiche), la generazione di calore da parte della miscela iniettata (spesso in grosse quantità) all'interno della muratura, provocherebbe l'instaurarsi e la formazione di elevati gradienti termici tra la parte più interna delle zone consolidate e le superfici esterne, con il rischio di provocare eccessive dilatazioni ed addirittura nuove fessurazioni all'interno degli stessi, pregiudicando in partenza l'esito delle operazioni di consolidamento.

Numerosissimi test di laboratorio hanno inoltre dimostrato la completa inerzia chimica del materiale relativamente alle sostanze potenzialmente presenti all'intero delle murature (i solfati possono, ad esempio, dare origine, in particolari condizioni, alla formazione di sali quali l'ettringite e la thaumasite, pericolosi per le grosse dimensioni delle molecole che li compongono e che si verrebbero a formare all'interno di una matrice rigida quale quella dei laterizi presenti, disgregandoli). Fig. 3

Questa caratteristica è molto importante dal momento che, nei tempi andati, il controllo della qualità dei materiali impiegati nelle costruzioni non poteva certo essere spinto come ai giorni nostri e pertanto la probabilità di trovare sostanze estranee, incompatibili con i leganti (soprattutto con il cemento), è sempre molto elevata.

L'iniezione di materiali che non siano a base di cemento (come ad es. il MICROLIME) presenta risvolti positivi non solo sotto l'aspetto chimico ma anche per il comportamento meccanico.
Le calci portano, infatti, ad ottenere materiali consolidanti con moduli di elasticità piuttosto bassi e quindi compatibili con quelli delle murature da iniettare e tali da evitare la formazione di quelle zone particolarmente rigide di cui si è già parlato e Fig. 4 che potrebbero addirittura condizionare il comportamento meccanico di tutta la struttura.

Variazioni dello stato tensionale potrebbero portare, come detto, alla formazione di nuovi stati fessurativi.
Lo scopo principale delle iniezioni non è, infatti, quello di far lievitare la resistenza a compressione dei vari elementi ma quello di sfruttare al massimo quella disponibile, riaggregando e riomogeneizzando il tessuto della struttura e quindi il suo comportamento meccanico.

Le iniezioni vengono normalmente eseguite in più fasi (almeno due) che consistono nel tracciamento e nella esecuzione di due reticoli quadrati di fori, aventi il lato (mediamente) di circa un metro e realizzati in modo tale che il secondo coincida con i centri del primo.

Fig. 5 Ovviamente le dimensioni dei reticoli non sono fisse ma vanno valutate di volta in volta, in funzione della tessitura della muratura e del suo spessore. Nel caso del consolidamento dei rii di Venezia i fori, realizzati con tali reticoli, sono stati fatti coincidere con i giunti tra i vari elementi lapidei di rivestimento (pietre d'Istria) al fine di ridurre al minimo il danno estetico e le fughe tra i vari elementi sono state stilate con una particolare malta antiritiro (FIBROMIX 40) in grado di garantire l'impermeabilizzazione finale del manufatto consolidato.

Il reticolo d'iniezione è costituito da una serie di fori (i due reticoli dovrebbero teoricamente essere tracciati e realizzati i tempi diversi per permettere l'ideale riempimento della muratura) eseguiti, come abbiamo visto nella prima fotografia, leggermente inclinati verso il basso e per una profondità pari a circa due terzi dello spessore della muratura.
Fig. 6 In essi vengono poi fissate (con l'impiego di malte a rapido indurimento) le cannule in gomma che servono da iniettori.

Le successive iniezioni vengono, infine, eseguite procedendo per fasce orizzontali di altezza pari ad un metro, dal basso verso l'alto, operando a bassa pressione (0,5 ÷ 1bar) e ciò proprio in virtù delle particolari caratteristiche del MICROLIME, con totale rispetto della muratura da trattare. In alcune situazioni, addirittura, le iniezioni sono state eseguite per caduta!

Da questo filmato (scorre film sul video) si nota come tre diversi materiali d'iniezione, lasciati scivolare su superfici particolarmente asciutte (tavelle in laterizio), scorrano in modo completamente diverso tra loro. Mentre sui leganti cementizi (o non colloidali) si ha la formazione di un alone umido (acqua sottratta alla miscela dal supporto), nel caso del MICROLIME ciò non avviene ed esso, senza fermarsi, continua a scivolare sul piano inclinato (il laterizio) ove è stato versato, sino a gocciolare, ancora fluido, sino al bordo inferiore del piano inclinato.

Le altre due miscele sono già ferme da un po' a metà del percorso. Fig. 7
Passerei ora brevemente ad illustrare alcuni nostri interventi, svolti proprio qui a Venezia.

Innanzitutto va ricordato che il cantiere è, logisticamente, un luogo piuttosto complicato da gestire e perciò anche le tecnologie che in esso vengono applicate devono richiedere praticità di posa e semplicità di impiego. Qui si notano alcune passerelle posizionate lungo i rii una volta completato il loro svuotamento e, su di esse, gli operatori andavano spostandosi per realizzare i reticoli dei fori, la stilatura delle fughe e le iniezioni consolidanti.

Alcuni paramenti erano apparentemente in buono stato mentre altri, come ad esempio questo, si presentavano in uno stato di degrado molto avanzato ed erano praticamente già sgretolati.
Anche dietro a quelli che apparentemente erano i migliori, però, vi erano delle grossissime cavità che dovevano essere comunque recuperate per garantire il ripristino della continuità fondazionale originaria.

Senza entrare nello specifico dei materiali impiegati per risarcire queste situazioni (ovviamente le sole iniezioni non potevano essere sufficienti) dirò che al fine di completare gli interventi e di risolvere il problema dell'umidità di risalita, il sistema consolidante è stato abbinato ad un particolare intonaco deumidificante in grado di resistere anche in condizioni di questo tipo (...)

In questa diapositiva sono evidenti i danni prodotti dal moto ondoso (soprattutto nei rii percorsi a senso unico) che ha provocato dei dissesti, dei crolli e delle vere voragini nei manufatti di fondazione.
Nei casi ove è stato possibile limitare gli interventi all'esecuzione delle sole iniezioni consolidanti, si è cercato (ed ottenuto) il "reincollaggio" dei materiali presenti ed il reticolo d'iniezione è stato necessariamente adattato alle effettive condizioni presenti.

Fig. 8 Un'operazione molto importante (diapositiva) per la riuscita e la conservazione delle opere anche dopo la fine degli interventi, è quella della stilatura delle fughe che deve essere eseguita con materiali che, poi, dovranno essere in grado di funzionare da "tappo" per nuove infiltrazioni, rallentando il più possibile nuovi danni arrecati dall'acqua.
Altra operazione molto importante da eseguire (ma che non sempre è possibile realizzare) è il lavaggio preventivo della muratura, ottenuto mediante l'iniezione di acqua attraverso gli iniettori, così come è illustrato in questa diapositiva.

Ciò permette di pulire il più possibile la muratura da eventuali ostruzioni per il legante.
In caso di presenza di affreschi, ovviamente, questa operazione non è realizzabile e perciò viene sacrificata.
Le iniezioni sono state eseguite con questa pompa a coclea (diapositiva) ed esse sono state completate proseguendo, come prima descritto, per fasce orizzontali.

In questo caso il pericolo di dare eccessivo carico idraulico alle spalle del paramento, data la sua notevole massa, non esisteva ma sovente essa è un'eventualità da tener presente e, se necessario, prevenire con specifiche opere di puntellazione.
Anche dei bidoni vuoti (cambio diapositiva) sono tornati utili nella realizzazione di zattere di fortuna che sono state impiegate, dagli operatori, per i loro spostamenti lungo i rii.

Questa diapositiva illustra meglio delle mie parole il risultato di un paramento finito (...qui mi pare siamo in zona Fenice...).
Fig. 9 Anche i ponti possono essere consolidati con questi materiali che sono stati impiegati, ad esempio, nel consolidamento di quello dei Frari e di San Patergnan.
Il problema di questo tipo di strutture è l'esiguità dello spessore delle loro volte ove, come in questo caso, una volta messe a nudo, si scopre come esso sia sede di numerosi sottoservizi quali tubazioni di gas, acqua, cavi elettrici, etc.

Lo spessore di questa volta era, se ben ricordo, di circa 13 cm. L'argomento meriterebbe ancora una lunga trattazione ma, data l'ora tarda, interrompo qui la mia presentazione ed auguro a tutti...buon appetito!


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