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ARCHITETTI VENEZIANI
ASSOCIAZIONE TRA LIBERI PROFESSIONISTI
SCAVO DEI RII
Problemi di manutenzione e sopravvivenza
ATTI DEL CONVEGNO
Ateneo Veneto, 5 febbraio 1999

La tecnologia Still Worker: un metodo innovativo di infissione di palancolati, senza rumori e vibrazioni

(Prima parte)
arch. Boniface Niba responsabile Tosa Italia s.p.a.

Ringrazio gli Architetti Veneziani di averci invitato a presentare questa tecnologia molto utile, secondo noi determinante, per la salvaguardia di Venezia.
Porto il saluto di tutto il gruppo degli ingegneri della Tosa Trading Co. Ltd. e della Tosa Machineries Industries. Co. Ltd. Giappone, che non hanno potuto essere presenti a quest'importante convegno.

Un particolare saluto va anche a tutti gli operatori del settore qui a Venezia, soprattutto a quelli che hanno saputo cogliere gli aspetti innovativi di questa tecnologia. Penso all'Impresa Mantovani, al Consorzio Venezia Nuova, penso ad Insula che, attraverso la loro disponibilità, hanno consentito quest'incontro fra le due culture: la cultura della palificazione Italiana che, qui a Venezia, ha radici molto antiche, e la cultura giapponese che ha saputo innovare questa metodologia antica per trovare una soluzione tecnologica applicabile in tutti i contesti del mondo.

Tutte le imprese veneziane con le quali siamo in contatto per dotarle di questa tecnologia possono procedere nello scavo dei rii in sicurezza per quanto riguarda la produzione di vibrazioni e di rumori che non sono più tollerabili, sia da parte dei cittadini di Venezia sia da parte degli Enti pubblici che appaltano questi lavori.
I risultati raggiunti da una serie di sperimentazioni sul territorio hanno dimostrato che questa tecnologia Still Worker non procura nessun danno alle strutture esistenti e sembra che questa macchina sia concepita apposta per Venezia.

La proposta di Still Worker agli operatori del settore, come contributo per la salvaguardia di Venezia, nasce dalla nostra natura imprenditoriale di promozione dell'innovazione tecnologica nei cantieri dei centri storici, con lo studio dei vari problemi e delle loro soluzioni, per mettere la tecnologia sempre al servizio della cultura e del benessere delle persone.

Siamo venuti a conoscenza dello scandaloso problema delle conseguenze di vibrazioni prodotte dall'impiego di tecnologie e metodologie non del tutto consone al contesto (monumentale) veneziano, attraverso la lettura di un articolo apparso sul giornale la Nuova Venezia del 29-01-98 intitolato "Effetto sisma alla Giudecca". Tale articolo raccontava come gli edifici ed il loro apparato decorativo, nonché il benessere dei veneziani, fossero stati messi a rischio proprio dai lavori che dovevano salvaguardare quest'architettura e questa bellezza.

L'articolo in questione era molto duro e parlava di cittadini veneziani che lamentavano fessurazioni, distacco dei pavimenti, rotture delle soglie, anomale pendenze, crepe nelle case, sui mosaici e sugli affreschi, dissesti statici a monumenti appena restaurati derivanti l'impiego di attrezzature (vibro infissori) che, senza voler rovinare gli affari di nessuno, io affermerei essere poco appropriati per un contesto monumentale come quello veneziano.
Siamo contenti e fieri di mettere a disposizione di tutte le imprese che operano per la salvaguardia di Venezia i benefici ottenibili dall'impiego nello scavo dei rii di quest'attrezzatura e metodologia d'avanguardia denominata Still Worker.

Il problema dei danni provocati dal metodo d'infissione convenzionale con i vibro-infissori è un problema serio, che riguarda la salvaguardia di un monumento dell'umanità, Venezia, e della sua gente, problema che va risolto. Come vedremo più avanti, questa tecnologia garantisce la tranquillità del vicinato, non procura nessun danno durante l'applicazione delle palancole necessarie per lo scavo dei rii in asciutto.
La nostra partecipazione a questo convegno oltre a presentare il nostro prodotto vuole ribadire due concetti guida:

1- l'accettabilità del rischio Di fronte al patrimonio architettonico che noi vediamo a Venezia, che il mondo vede a Venezia, non dovrebbe essere accettabile il minimo rischio di danni collaterali derivanti dall'impiego di tecnologie convenzionali tipo vibro-infissori, durante un delicato intervento come lo scavo dei rii.
In altre parole, il rischio che si possano verificare delle crepe sul patrimonio architettonico di Venezia è un rischio che non può essere tollerato da un operatore serio e credo che tutti quanti i presenti a questo convegno saranno d'accordo con me su questo primo concetto.

La problematica delle vibrazioni dannose penso si possa quindi sintetizzare come una questione di accettabilità del rischio.
Noi non sosteniamo che non si possano usare altri tipi di macchine convenzionali nella laguna veneta. Le macchine convenzionali, tipo i vibratori, sono una risorsa che può essere utilizzata nella laguna veneta, ma lontano dai centri storici e dal complesso monumentale di Venezia, cioè là dove non esista il rischio, anche solo potenziale, di una crepa sul patrimonio architettonico.

2- la necessità d'innovazione tecnologica per la salvaguardia
Il secondo concetto che penso quest'importante convegno sia la sede adatta per ribadire con forza è il seguente: "non è accettabile il fatto che durante un lavoro che dovrebbe salvaguardare un monumento si possa, a causa dell'utilizzo di tecnologie non idonee, mettere a rischio le stesse caratteristiche fisiche ed estetiche del monumento che si vuole salvaguardare".

Qualcuno obbietterà che queste caratteristiche fisiche ed estetiche dell'architettura di Venezia sono già precarie citando l'esempio che "a Venezia i mattoni si sfilano con una mano".
Qualcun altro potrebbe ribattere che "a Venezia c'è qualcuno che butterebbe giù il campanile di San Marco per risparmiare un litro di benzina."

Queste due concezioni del problema della salvaguardia di Venezia testimoniano un certo rapporto conflittuale fra le varie professionalità impegnate in quest'importante compito.
Una professionalità che non dimostra amore per Venezia, ma che punta prevalentemente al profitto, a lungo andare può avere delle conseguenze inimmaginabili.

Rischiamo di perdere il monumento Venezia se permane negli interventi per la sua Salvaguardia, una logica affaristica che tende soprattutto alla massimizzazione del profitto e non è guidata da un amore profondo per questa città (la più bella del mondo) e per i suoi cittadini.
Di contro vi è una professionalità tendenzialmente conservatrice per eccesso d'amore, che non considera che l'aspetto della città di oggi è il risultato di un cantiere aperto nell'antichità e che questo cantiere deve per forza procedere, altrimenti Venezia muore.

Le cause di questi atteggiamenti (o cinicamente affaristici o eccessivamente conservatori) da parte d'alcuni operatori sono da imputare forse all'inadeguatezza delle risorse economiche ed umane a disposizione, forse anche per la poca importanza accordata all'innovazione tecnologica necessaria nella programmazione, progettazione e realizzazione di questi delicati interventi per la salvaguardia di Venezia e del benessere della sua gente.







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