Il Polo si spacca sul Mose
Il Gazzettino - 1 febbraio 2003
"Tutto deciso" avverte il presidente della giunta regionale, Giancarlo Galan, riferendosi al prossimo Comitatone che per Forza Italia dovrebbe evidentemente avere solo funzioni notarili, mentre
il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, annuncia raggiante che l'11 febbraio sarà a Venezia per posare la prima pietra del Mose.
Ma in laguna le truppe di Umberto Bossi si smarcano, e in Provincia solidarizzano col Centrosinistra votando un preoccupato ordine del giorno col quale si dà mandato al presidente,
Luigino Busatto, e alla giunta di "contrastare l'ingerenza centralista del Governo e l'estromissione determinata per la Provincia e gli enti locali competenti sulle questioni della salvaguardia
di Venezia e della laguna".
Centrosinistra e Lega, infatti, sono preoccupati dalla dichiarata intenzione del ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, di far partire immediatamente gli interventi "ignorando le
osservazioni votate dal consiglio comunale di Venezia, dal consiglio comunale di Cavallino - Treporti e dal consiglio provinciale di Venezia con le quali si esprimeva parere negativo sulla
proposta di realizzazione immediata della conca di navigazione finalizzata esclusivamente alla costruzione delle opere mobili (Mose)".
Il decisionismo di Lunardi, dunque, che con la legge obiettivo ha spianato la strada ai soli portelloni alle bocche di porto, sta provocando i primi contraccolpi: i ricorsi al Tar del Comune e
della Provincia, probabilmente messi nel conto, ma anche altri effetti, forse non previsti.
Tra questi, il deciso no della Lega Nord - Liga Veneta e Liga Fronte Veneto, che rischia di innescare una reazione a catena, dato che non è un mistero che in sede locale anche An ha una
posizione critica sul Mose, messa a tacere per ragioni di facciata.
Contro il Mose, intanto, ha preso posizione anche l'Associazione Architetti Veneziani, la cui assemblea ha giudicato il progetto "sicuramente obsoleto e necessario di revisione", sulla base
delle previsoni dell'Enea, che ipotizza la perdita per innalzamento del livello del mare di ben 33 aree in Italia, tra cui Venezia, e delle osservazioni negative sul Mose formulate in ambito Cnr
(Umgiesser e Pirazzoli).
Gli architetti hanno ricordato che esistono progetti alternativi, in grado di controllare le acque alte a costi minori e a minor impatto ambientale.
Gli Architetti Veneziani hanno poi sottolineato che il Governo ha previsto di spendere per il Mose 3.441 milioni di euro, stanziandone immediatamente 450 milioni in aggiunta ai 150 che il
Magistrato alle Acque aveva già a disposizione, da spendere nei prossimi cinque anni, mentre nel triennio 2003 - 2005 il fabbisogno dei Comuni di Venezia, Chioggia, Cavallino - Treporti,
Mira, sarebbe di 508 milioni di euro.
Nelle attuali ristrettezze, hanno sottolineato gli architetti , non si vede come il Governo possa finanziare, oltre al Mose, tutto il resto, "per cui si profikla l'assurda ipotesi di vedere
nell'anno 2014 l'inaugurazione del Mose a tutela di una città abbandonata da oltre un decennio a se stessa".
S.T.