Anche il colore dei palazzi costituisce un problema per la città
Nel labirinto della burocrazia veneziana
A cura dell'Associazione degli architetti veneziani
Il Gazzettino - 3 marzo 1992
Nel compendio delle argomentazioni che riguardano in maniera specifica la "città", il cromatismo assume importanza significante nei sensi dell'apparire della
città e quindi del suo manifestarsi.
Attraverso il colore la città produce immagini, stimola sensazioni, apre un dialogo con l'osservatore, diventa elemento di riferimento ubicazionale, aiuta a memorizzare i
luoghi, provoca emozioni, anima la fantasia, muta al variare della luce del giorno e delle stagioni, muta di superficie in superficie, ora opaco, ora lucido, ora vibrato, ora
annullato, ora ripreso, ora proiettato, ora riflesso, perfino magico in taluni momenti.
L'acqua, elemento precipuo di questa città con i suoi effetti di rifrazione e riflessione, sempre in movimento, viene a collaborare e ad arricchire ulteriormente, in
quantità e qualità, la varietà delle immagini cromatiche prodotta dai colori di base dei volumi e dai pieni che articolano lo spazio attraverso l'uso e la
disposizioni di "materie" diverse.
E' vero! Venezia, di per sé, è ricca di colori. Il bianco dei marmi, il rosso del cotto, il grigio del selciato, il verde di qualche momento naturale di stacco dal
costruito, costituiscono i colori prevalenti di questa città. Tra questi, appunto, si inserisce il gioco dell'acqua e i momenti di ombra e di luce tra i volumi e le
modanature. Ma in Venezia non è sempre stato così! L'intervento dell'uomo ha preteso qualcosa di più, nel tempo.
A Burano, per effetto di una espressione spontanea suggestionata dall'ambiente lagunare, la monotonia è stata superata mediante l'uso di colori contrastanti e di spicco,
quasi a ripresa dei colori delle barche. Pertanto, si passa tranquillamente da una superficie celeste ad una verde, ad un'altra rosa, a quell'altra gialla, viola, grigia, bianca,
rossa
In città, ce lo dichiara il Carpaccio, lungo il Canal Grande le superfici ad intonaco risultavano affrescate. In taluni palazzi si nota ancora qualche residuo. Inoltre, per
gioco di cromia o per manifestazione di opulenza, pilastri, colonne, capitelli, piedritti, cornici, balaustre in talune occasioni venivano ricoperti con più foglie di
oro.
Ricordiamo che gli affreschi come le "pitture" avevano anche lo scopo di raccontare e trasmettere taluni episodi, talune storie. Quindi venivano utilizzati come forme di
comunicazione della realtà e della vita e della cultura della città. Riproporre oggi un simile atteggiamento a recupero della forma e dei contenuti e del colore del
passato sarebbe, forse, una forzatura consistente a livello culturale. Il "come" si potrebbe intervenire, oggi, in Venezia, in questo senso, corrisponde ad un interrogativo che
l'Associazione architetti veneziani ha voluto porsi. Attualmente, per consuetudine, la decisione del colore degli intonaci segue la prassi del ripetitivo sul preesistente.
Questa è l'indicazione che proviene dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Venezia e dal Comune. Alla casualità della preesistenza, non troppo
remota e non sempre giustificata, oggetto di prescrizione e spesso motivo di una scelta cromatica non appropriata, lo studio in atto su tale argomento tende a formulare talune
proposte, per arrivare alla stesura di un Piano Programmatico dei colori che possono trovare una collocazione armonica per ritmi e toni, in alternativa ai limiti del "fare oggi".
L'argomento è meritevole di interesse per un convegno in programma.