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Allarme fondazioni

Un'incuria ultratrentennale mette in pericolo la città
Gli architetti veneziani puntano l'attenzione sul sottosuolo

Il Gazzettino - 4 dicembre 1994

VENEZIA. - Venezia non avrà vita lunga, i più pessimisti parlano di un massimo di 100 anni, se non si interverrà urgentemente per bloccare il degrado delle fondazioni dei palazzi. L'allarme è stato lanciato ieri durante il convegno indetto proprio su questo tema dall'Associazione degli architetti veneziani, dopo che negli ultimi anni si è registrato un preoccupante aumento del numero dei crolli in città.

L'Associazione, che si è formata tra i professionisti che operano prevalentemente in Venezia e nelle isole, ha quindi riunito architetti ed urbanisti che quotidianamente si confrontano con i problemi dell'edilizia cittadina, per fare il punto su una situazione che è stata definita "drammatica".
Le prime cause del degrado delle fondazioni sono state individuate nell'assoluta mancanza di qualsiasi intervento di manutenzione negli ultimi 30 anni, nella progressiva e sempre più distruttiva erosione provocata dal moto ondoso, da una serie di interventi poco attenti alle particolari caratteristiche del sottosuolo e delle edificazioni veneziane.

Quanto alle responsabilità, per l'Associazione architetti vanno equamente distribuite tra pubblico e privato. "La pubblica amministrazione - ha spiegato Maurizia Maschietto, presidente dell'Associazione - ha rinviato per troppo tempo l'ordinaria manutenzione; e i proprietari degli immobili tendono per questioni economiche a tralasciare gli interventi che interessano le parti nascoste degli edifici".

Gianfranco Vecchiato, presidente dell'Ordine degli architetti, ha poi sottolineato una certa qual diffusa ignoranza delle antiche modalità costruttive, "a volte - ha detto - codificata dalla legge", come nel caso degli adeguamenti igienici che impongono pesanti interventi nel fragile sottosuolo". Come via d'uscita , l'arch. Cristiano Fabris ha ad esempio indicato la costituzione di un unico organismo pubblico deputato al coordinamento degli interventi, alla uniformazione dei criteri progettuali, all'omogenea valutazione dei programmi dei privati.

"Una proposta - ha commentato l'ing. Ivano Turlon, responsabile di progetto dello scavo rii avviato dal Comune - che nasce da considerazioni condivise anche dall'amministrazione comunale, che infatti ha identificato nella Spa per lo scavo dei rii la possibile risposta ai problemi".




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