ARCHITETTI VENEZIANI
ASSOCIAZIONE TRA LIBERI PROFESSIONISTI
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SPORTELLO UNICO E DINTORNI
D.I.A. : bilancio di un anno
Atti del 6° QUADERNO VENEZIANO
Ateneo Veneto, 13 dicembre 2002
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Giorgio Leandro
Presidente dell'Associazione "Architetti Veneziani"
(Prima parte)
Il problema della d.i.a., della super d.i.a. o comunque degli strumenti autorizzativi a costruire, a edificare, è un problema che si sostanza nel momento in
cui si apre il cantiere. Tutto quello che viene prima sono pratiche amministrative necessarie, che vanno fatte, ma la sostanza è l'apertura del cantiere.
Quello che ha sempre preoccupato il cittadino, l'utente e quindi il professionista, è la possibilità di aprire il cantiere. Questo dipende da diverse sedi istituzionali, che noi
abbiamo voluto riunire qui e che sono quasi tutte presenti, perché abbiamo invitato, oltre al Comune, anche la Regione e la Soprintendenza. Del Comune abbiamo privilegiato, quali portatori di
maggiori responsabilità in questo tema, l'urbanistica e l'edilizia privata. L'urbanistica è rappresentata dall'architetto Gianni Rudatis, che è presente in sala, l'edilizia
privata dall'architetto Aldo Bello.
E' anche rappresentato qui l'ufficio dei tributi, attraverso la dottoressa Zuliani, importante perché anche l'ufficio tributi talvolta ci fa penare un paio di mesi, se non di più, per
aprire il cantiere, perché ha la responsabilità amministrativa di concederci il plateatico per gli assiti, per i ponteggi esterni.
È anche presente sempre il dottor Scattolin per l'Ecologia, che ha la responsabilità su quanto riguarda la tutela dell'ambiente e quindi sui progetti per lo scarico reflui. Abbiamo
anche chiesto la presenza anche della Soprintendenza. L'architetto Rossini, col quale ho parlato, appoggia questa nostra iniziativa ma, non potendo essere presente, ci manda l'architetto Claudio
Menichelli, che è persona non solo competente ma, a mio parere, anche giusta in questa sede perché, oltre a portare il punto di vista della Soprintendenza, è l'architetto che ha
i rapporti con altra sede importante in sede regionale, quale è la Commissione per la Salvaguardia, pure invitata a essere qui presente oggi, ma che, per ragioni che non conosco, non è
venuta.
A tutte queste persone io porrò delle domande, dei quesiti, delle problematiche. Chiederò successivamente a tutte quante di fare un breve intervento di risposte, di puntualizzazione
sui problemi che io solleverò.
Dopo di che aprirei una discussione chiedendo a tutti di intervenire e precisando fin d'ora che è opportuno che ciascuno intervenga ponendo delle questioni che hanno rilevanza in senso
generale, evitando il caso particolare, che c'è sempre e che ci sarà sempre, ma che in questa sede potrebbe soltanto farci deviare dall'obiettivo che noi ci siamo posti: cioè
quello di verificare se lo Sportello Unico è davvero uno sportello unico e se i 20 giorni, che la legge ci assicura siano sufficienti per aprire il cantiere, sono sempre o il più delle
volte sufficienti o avviene il contrario.
Perché questa è la vera preoccupazione, la vera ragione per cui facciamo questa tavola rotonda.
Tavola rotonda che è stata pensata, voluta e organizzata molto prima di conoscere l'iniziativa pubblica dell'Amministrazione, che ha presentato martedì scorso in sala consigliare il
SUAP, cioè lo Sportello Unico per le Attività Produttive, che è l'altra faccia della medaglia, perché lo Sportello Unico si articolerà in due filoni: il SUAP,
Sportello Unico per le Attività Produttive, al quale prossimamente noi dovremo accedere quando presenteremo interventi edilizi che riguardano le attività produttive: artigianato,
commercio, ristorazione, ricettività, etc.; e il SUER, Sportello Unico Edilizia Residenziale, che partirà invece fra qualche mese, si parla di due o tre mesi, ed avrà una
organizzazione sostanzialmente parallela simile a quella del SUAP e riguarderà le attività del settore residenziale.
Oltre alle persone che intervengono e prenderanno la parola rappresentando le istituzioni, abbiamo anche con noi il dottor Mauro Cavicchini, al quale io faccio un particolare ringraziamento
perché è venuto in una fase in cui non ha più un rapporto diretto e continuativo con l'Amministrazione Comunale, ma che è stato consulente per l'Amministrazione sugli
aspetti di organizzazione degli uffici che interessano il nostro lavoro ed ha lavorato in tal senso per il Comune fino a poco tempo fa.
Questo rapporto è cessato, però il dottor Cavicchini si è reso disponibile a partecipare a questa tavola rotonda, potendo dire qualcosa di particolarmente significativo in
quanto persona esperta del settore, e in tale veste porta conoscenze che non sono solo tecniche (legislazioni, norme, procedure), ma anche pratiche. Vorrei evidenziare un aspetto nuovo che si
accompagna alla introduzione delle procedure previste dalla 493, cioè quella della d.i.a..
Fino a oggi il rapporto tra amministrazione pubblica e mondo esterno - nel mondo esterno metto sia il cittadino utente che il professionista - era concepito in questi termini: il cittadino chiede,
l'Amministrazione risponde.
Quindi il cittadino e, di riflesso, anche il professionista erano deresponsabilizzato nei confronti dell'Amministrazione, nel senso che il professionista poteva dire al suo cliente: "guarda, io
questa cosa te la progetto, poi non so come andrà a finire". Questo è un comportamento, direi, a livello molto basso e ritengo che nessuno tra i professionisti che operano nel settore
si comporti in questa maniera.
Credo che tutti noi, al cliente che ci chiede di fare delle cose, diciamo: "guarda, questo lo puoi fare e questo no". Però teoricamente noi potremmo anche ignorare completamente le leggi,
presentare un progetto e attendere la risposta del Comune.
Il Comune infatti fa l'istruttoria, dopo di che dice: "lo puoi fare e tu ritiri l'autorizzazione alla concessione" oppure "non lo puoi fare, provvedi". L'introduzione della d.i.a. e della super
d.i.a., e quindi dello sportello unico che gestisce questo tipo di procedura, cambia radicalmente questo rapporto, nel senso che la fase istruttoria non avviene più dentro all'Amministrazione
Pubblica, ma avviene fuori dell'Amministrazione Pubblica: la fase istruttoria la fa il professionista.
Il professionista assume un ruolo rilevante, di primo piano, conosce le regole, le applica, le assevera, le propone all'Amministrazione, che svolge un ruolo di verifica e non più di
istruttoria.
Questo oltre a cambiare il rapporto tra noi professionisti e l'Amministrazione, cambia il rapporto anche tra noi professionisti e l'utenza, cioè il cittadino.
Quindi rimanda anche al ruolo degli ordini, che in quanto commissioni deontologiche dovranno sviluppare la loro capacità di sorveglianza nei confronti dell'esercizio professionale e di
intervento, affinché l'esercizio professionale sia sempre condotto nella massima correttezza e, come dice la legge istitutiva della nostra professione, per il decoro della professione - questa
parola è andata totalmente in disuso, ma c'è scritta nella legge -, per il decoro della professione e anche per la tutela del cittadino, il quale deve avere certezze, quando va da un
professionista, di quello che può ottenere.
Voi sapete che il cittadino va dal medico che ritiene essere il più bravo o dall'avvocato che ritiene di essere più bravo o da dentista che ritiene essere più bravo. Quando
invece deve andare da un architetto, da un ingegnere, il problema delle qualità professionali ha un ruolo generalmente non così dominante nei rapporti con l'utenza come per le altre
professioni, perché l'opinione comune è che quello che fa uno lo sa fare anche l'altro.
D'ora in avanti non dovrà più essere così, d'ora in avanti anche all'interno della nostra professione la serietà, la capacità, la precisione nell'esercizio della
professione sarà un elemento che dovrà emergere.
Per questa ragione, però, nel momento in cui noi ci prendiamo questo carico - e ne siamo felici perché lo chiediamo da decenni, posso testimoniare che lo chiediamo da almeno 25 anni -
nel momento in cui noi otteniamo un riconoscimento della nostra professionalità, esigiamo però anche di essere creduti e questo è molto importante perché si riflette
direttamente su quella che è la modulistica che il Comune predispone per l'avviamento delle procedure di d.i.a. e di super d.i.a.. Parliamo, quindi, di questi modelli.
Dopo una fase sperimentale della d.i.a. e della super d.i.a. si è arrivati a un modello a due facce, dette modello A e modello B, che rappresenta sicuramente un perfezionamento e soprattutto
un completamento di modelli in uso precedentemente. A noi sembra, tuttavia, che possa essere ancora migliorato.
Allora io farei qui in termini molto rapidi delle proposte, riservandomi la possibilità di fare avere queste nostre richieste, meglio definite, come un documento alle Amministrazioni,
perché le possano esaminare e valutare.
Il modello A è quello che compila il committente, cioè il cittadino, il quale segnala all'ufficio chi è, chi fa la domanda; segnala poi che lavori intende fare, che è il
progettista, il direttore lavori e l'impresa esecutrice e comunica che darà inizio ai lavori trascorsi i 20 giorni, oppure che trascorsi i 20 giorni dall'ottenimento delle autorizzazioni
relative ai vincoli, darà inizio ai lavori.
Perché se basta soltanto fare una straordinaria manutenzione in edificio senza vincoli scattano i 20 giorni, se ci sono altri problemi i 20 giorni, dice il modello, scattano da quando saranno
rilasciate le autorizzazioni relative ai vincoli ai quali è assoggettato l'immobile.
Qui, per esempio, rispetto alla nostra esperienza precedente bisognerebbe sapere quali sono questi vincoli, perché fino a oggi noi sapevamo che c'erano vincoli che potevano essere risolti
preventivamente, per esempio l'esistenza o meno di un progetto approvato per gli scarichi fognari, oppure quella che impropriamente, lo metto tra virgolette perché il termine non è
esatto, è la "deroga" rilasciata dall'ecologia, affinché si possa comunque procedere poi con i lavori di straordinaria manutenzione.
Già sappiamo che questa autorizzazione va presentata assieme alla d.i.a. e quindi interferisce sul termine dei 20 giorni. Ma sappiamo anche che i progetti che presentano modifiche esterne, che
devono passare per la Salvaguardia, bloccano i 20 giorni: cioè i 20 giorni si interrompono e cominciano a riprendere nel momento in cui la Salvaguardia ha risposto.
Non è così, per esempio, per l'edificio notificato: nell'edificio notificato non si possono interrompere i termini, bisogna presentarlo assieme al nulla osta della Soprintendenza prima
oppure si perde la d.i.a..
Tutto questo fa sorgere una domanda: se ci sono di queste incompletezze nella d.i.a., non si capisce perché l'Amministrazione non possa - come faceva quando noi chiedevamo le autorizzazioni o
le concessione - segnalare l'incompletezza della pratica, chiedere una sola volta gli atti integrativi; per inciso: questa procedura, che è quella prevista dalla legge, è già
stata introdotta nel SUAP.
Il SUAP, cioè lo Sportello Unico per le Attività Produttive, nel quale confluiscono anche i progetti edilizi relativi alle attività produttive, prevede l'interruzione dei termini
una sola volta per chiedere gli atti integrativi.
Quindi, essendo già introdotta nel SUAP io spero che possa essere accolta anche quando si farà SUER: si interrompono i termini e, depositati gli atti integrativi che l'Amministrazione
chiede perché mancanti, i termini cominciano a decorrere nuovamente fino allo scadere dei 20 giorni.
Questa è una proposta che noi facciamo.