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ARCHITETTI VENEZIANI
ASSOCIAZIONE TRA LIBERI PROFESSIONISTI
      
SPORTELLO UNICO E DINTORNI
D.I.A. : bilancio di un anno

Atti del 6° QUADERNO VENEZIANO
Ateneo Veneto, 13 dicembre 2002


Giorgio Leandro

Presidente dell'Associazione "Architetti Veneziani"

(Seconda parte)


C'è poi la parte in cui si definisce il tipo di intervento, e lì basta fare la crocetta. C'è il "dichiara inoltre", che riguarda la legittimità dell'opera, con tre opzioni: "che le opere sopra citate riguardano immobile realizzato/modificato in conformità ", e questo è praticamente il caso di variante; "che le opere sopra citate riguardano immobile interessato da domanda di condono edilizio presentata non ancora rilasciata "; infine "che le opere sopra citate riguardano immobile interessato da domanda di condono edilizio non ancora rilasciato, ma non modificano né riguardano l'oggetto della domanda". Tutto questo ci sta bene.

Segnalo solo che, dovendo comunque mettere una crocetta in questi modelli, sarebbe opportuno mettere l'opzione "che le opere di cui alla presente domanda non sono né in variante, né riguardano opere per le quali è stato presentata istanza di condono edilizio", cioè manca l'opzione escludente, che forse va messa perché altrimenti resta un punto interrogativo se lì il condono c'è oppure no.

Poi c'è il riquadro che riguarda il progettista dell'intervento e l'impresa. Anche qui ormai nella nostra categoria è diffusa la presenza di studi associati.
La scheda prevede sempre nome e cognome del progettista, con indirizzo, codice fiscale, etc., se questo è quello che prevede la legge, cioè la responsabilità penale individuale, che peraltro a livello di progettazione non c'è, mentre c'è a livello di direzione lavori, se è questo, io chiederei che venisse integrata questa parte della scheda dando spazio anche al nome dello studio, cioè il progettista è l'architetto, l'ingegnere tal dei tali dello studio tal dei tali, e fornisco gli estremi anche fiscali dello studio, piuttosto che quelli personali.

Per quanto riguarda l'impresa esecutrice, fino a poco fa noi dichiaravamo: titolo dell'impresa, di , con sede in , codice fiscale , numero di telefono.
Con questa scheda si chiede anche chi è il legale rappresentante, dove è nato, in provincia di dove, che codice fiscale ha, quante volte mangia al giorno, quante ore dorme di notte, se ha la moglie e quanti figli ha .

Mi pare eccessivo. Quando noi diamo, come facevamo precedentemente, nome e sede dell'impresa esecutrice, e i relativi dati fiscali, ogni altra richiesta mi pare sia un di più.
Non è che perda molto tempo a scriverlo, ma in un'ottica che, a mio parere, deve essere semplificativa, quello che è di più mi piacerebbe fosse tolto.

Poi c'è l'elenco della documentazione. E' divisa giustamente in due settori: sempre obbligatoria e necessaria in relazione al tipo di intervento.
La sempre obbligatoria nel modello B: fotocopia del documento di identità del dichiarante (questo non so se sia necessario, comunque non è che mi costi fatica fare la fotocopia della carta d'identità del mio cliente.

Non so se sia necessaria, perché la d.i.a. è una asseverazione semplice, non è una asseverazione che richiede anche la carta d'identità, credo. Comunque è un aspetto secondario). Documentazione fotografica, estratto di mappa.
Salto una riga: dettagliata relazione tecnica, elaborati grafici, ricevuta del versamento e dei diritti di segreteria. La riga che ho saltato è: "estratto di p.r.g. e/o piano attuativo, con l'individuazione dell'immobile oggetto di intervento".

Mi corre l'obbligo di ricordare che c'è una legge che dice che l'Amministrazione non può chiedere al cittadino la documentazione di cui è già in possesso, quindi noi riteniamo corretto chiedere di produrre l'estratto di p.r.g..
Nel fare la dichiarazione diciamo dov'è l'immobile, possiamo indicare qual è la scheda di riferimento nella n.t.a., ma l'estratto di p.r.g. il Comune, se vuole, lo tira fuori dalla sua cartellina, non deve chiederlo a noi.

Poi c'è la documentazione necessaria in relazione al tipo di intervento. Copia dell'atto di proprietà.
La copia dell'atto di proprietà una volta era richiesta solo in caso di concessione e adesso invece viene estesa, cioè invece di avere una riduzione delle carte, si ha un ampliamento delle carte.
Chiederei di verificare se è proprio necessario che la copia dell'atto di proprietà ci sia sempre.

Progetto, relazione, dichiarazione ai fini dell'abbattimento delle barriere architettoniche.
Poi ci sono una serie di: copia e autorizzazione della Sovrintendenza, schema dell'impianto di fognatura, copia del parere di conformità dei Vigili del Fuoco, nullaosta del Consorzio di Bonifica, copia della concessione.
Ecco, io inviterei il Comune a rinunciare a tutte queste copie, per tre motivi, primo fondamentale perché la persona che fa la domanda di d.i.a., alla quale, tra l'altro, allega pure una dichiarazione asseverata del professionista, mette la sua carta d'identità e dichiara di possedere tutte queste carte, di cui dà estremi di riconoscimento, quindi data e protocollo di presentazione e basta.

Oltretutto ciò ha due risvolti positivi: primo dà un modestissimo contributo a salvare i boschi, perché consumiamo meno carta; secondo: dà un contributo non indifferente alle finanze del Comune, che vengono dissanguate, tra l'altro, anche dal costo degli affitti per gli spazi dove archiviare le tonnellate e tonnellate di carta che quotidianamente il Comune raccoglie in modo molto spesso del tutto inutile. Quindi io direi: dichiarazione asseverata che questi documenti autorizzativi ci sono.

Piano smaltimento vidimato dell'A.S.L.: il piano di smaltimento è una cosa che richiede l'impresa, quindi lo presenterà l'impresa quando farà lo smaltimento delle lastre di eternit.
Progetto impianti tecnologici, sia ai sensi della 46, che della legge 10.
Anche questo secondo me non deve essere presentato in questa fase.

Ritengo comunque opportuno presentarlo, perché presentarlo oggi o fra 20 giorni cambia poco, ma dovrebbe essere dato comunque come una presentazione facoltativa e non ostativa al procedere della d.i.a.. Denuncia opere di cemento armato: assolutamente no, non va data assieme alla d.i.a. perché è incombenza dell'impresa depositare in Comune il progetto delle opere strutturali in cemento armato e in ferro nel momento in cui le attua, quindi non si possono chiedere in questa fase.
Inoltre la legge fa obbligo di denunciare solo le opere che configurano "un complesso di strutture che assolvono ad una funzione statica". Sono quindi esclusi gli interventi minori, sporadici o isolati.

 
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