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SPORTELLO UNICO E DINTORNI
D.I.A. : bilancio di un anno

Atti del 6° QUADERNO VENEZIANO
Ateneo Veneto, 13 dicembre 2002

Arch. Claudio Menichelli

Soprintendenza per i Beni Architettonici, per il Paesaggio e per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico di Venezia e Laguna

(Prima parte)


Ringrazio tutti dell'invito a partecipare a quest'incontro e vi porto il saluto del Soprintendente che non ha potuto partecipare in prima persona.
Le problematiche presentate fin ora sono tante e cercherò di rispondere a tutti i quesiti posti che riguardano la Soprintendenza; chiederò poi all'architetto Leandro e a voi se ho dimenticato qualche passaggio importante e se ci sono degli ulteriori aspetti specifici da chiarire. Inizierò da una questione di carattere generale, che è stata esposta nella relazione introduttiva dell'architetto Leandro, e che è quella di una assoluta necessità di non fare "carta inutile".

È un diritto del cittadino, infatti, in questo caso del professionista, che porta avanti le istanze del cittadino, di non dover produrre alle Amministrazioni documenti che sono già in possesso delle Amministrazioni stesse. Dico questo pur sapendo che noi stessi a volte li chiediamo.
È comunque un problema che va però superato, assumendo un atteggiamento di assoluta chiarezza e trasparenza.

Si è fatto però accenno nell'introduzione, non solo ai documenti in possesso delle amministrazioni presso le quali si presenta la richiesta, ma anche a documenti in possesso di altre amministrazioni.
È necessario, a mio avviso, fare una distinzione tra le due differenti situazioni.
Nella prima, infatti, penso che sia sufficiente dichiarare il possesso del documento e richiamarne gli estremi del protocollo, per consentire, se necessario, di rintracciarne la copia presente in archivio.
Nella seconda, invece, a volte, non bastano la dichiarazione e gli estremi del documento, perché l'Amministrazione deve avere la possibilità di visionare il contenuto del documento. Si potrebbe ovviare a questa necessità dell'amministrazione attraverso dei collegamenti rapidi tra gli uffici, che però allo stato attuale non vi sono ancora, salvo alcune eccezioni.

Una di queste riguarda il collegamento che esiste tra il Comune e la Soprintendenza per quanto riguarda i vincoli; collegamento che andrebbe però perfezionato per un continuo aggiornamento della situazione e per evitare soprattutto alcuni problemi di interpretazione che spesso avvengono per alcuni tipi di vincolo e, in particolare, per quello introdotto con la legge 171/73, che distingue tra "singoli immobili" e "complessi di immobili", che hanno delle disposizioni di tutela completamente differenti, che penso quasi tutti conosciate, e che perciò adesso non approfondisco.

Un altro aspetto problematico, al quale ha fatto accenno l'architetto Leandro in introduzione, è rappresentato dall'iter istruttorio dei progetti su edifici vincolati, in sede di Commissione per la Salvaguardia di Venezia. Come giustamente diceva l'architetto, spesso la Soprintendenza richiede di poter esaminare direttamente, presso il proprio ufficio, progetti che sono presentati presso la Commissione di Salvaguardia.
Questo, in sostanza, quasi facendo intendere una sorta di violazione di quella che è l'impostazione della Commissione della Salvaguardia, che dovrebbe essere, e che è di fatto una Conferenza dei servizi, nella quale tutti i soggetti esprimono direttamente e contestualmente il proprio parere.

Qui però voglio far rilevare - al di là dell'impegno assunto per superare questo aspetto, e sono convinto che chi ha seguito le ultime vicende ha potuto notare che, rispetto al recente passato, c'è stato uno snellimento dell'iter - una peculiarità che si presenta nell'esame dei progetti sugli edifici vincolati.

Quasi sempre, quando i progetti riguardano detti edifici, gli interventi vanno esaminati all'interno della storia degli edifici stessi, non intesa come storia architettonico-artistica, ma come storia delle vicende che hanno interessato l'edificio nel suo recente passato (restauri, adeguamenti funzionali, frazionamenti, cambi di destinazione d'uso, ecc.).
Per l'esame di un progetto su un edificio vincolato è molto spesso necessario prendere visione dei precedenti, cosa che è possibile fare, nel nostro caso, solo avendo una copia del progetto in Soprintendenza.
Questo è in genere fondamentale per capire la sovrapposizione degli interventi, a volte anche per opere molto piccole. Un'altra questione, relativa sempre alla medesima problematica, è quella della documentazione tecnica necessaria per l'esame di un progetto.

Probabilmente, tralasciando per un attimo la citata questione dei precedenti, per la gran parte degli interventi sugli edifici vincolati, la Soprintendenza potrebbe essere in grado di esprimere direttamente il parere in sede di commissione se la documentazione di progetto avesse gli stessi standard di completezza e di dettaglio di quella che viene comunemente prodotta ai nostri uffici.

Come penso che voi tutti sappiate in Soprintendenza ci sono degli stampati che indicano il tipo di documentazione necessaria per presentare una domanda di autorizzazione. Questi stampati sono il frutto di una elaborazione abbastanza lunga volta a definire quelli che sono i requisiti minimi degli elaborati progettuali per poter esprimere un parere.

Molto spesso, questi requisiti minimi - lo dico per l'esperienza relativamente lunga che ho acquisito in Commissione di Salvaguardia - non ci sono nei progetti presentati in tale sede.
In particolare, di frequente, la documentazione presentata per gli edifici vincolati è delle medesime caratteristiche di quella che si adotta in genere per gli edifici non vincolati: con elaborati grafici di scarso dettaglio, con una documentazione fotografica piuttosto ridotta e, soprattutto, con una relazione tecnica che non è descrittiva e che in taluni casi è solo un elenco di interventi.

Ritengo quindi necessario, per ridurre al minimo i casi di effettiva necessità di acquisizione in Soprintendenza dei progetti presentati in Salvaguardia, che siano necessari un adeguamento qualitativo e una omogeneizzazione degli standard per la documentazione di progetto.
Su questa questione faccio infine una considerazione di carattere generale, riallacciandomi a quanto detto in apertura del mio intervento: sono perfettamente d'accordo che debbano essere ridotte il più possibile le "carte inutili"; questa riduzione di lavoro (da burocrate) per il professionista, però, credo che debba essere recuperata e investita, in alcuni casi, nella qualità descrittiva del progetto.

Cambiando argomento, c'è un'altra questione cui ha accennato l'architetto Leandro, ed è quella della "Commissione interna" che è stata istituita in Soprintendenza per l'esame dei progetti.
Si tratta di un gruppo di lavoro, voluto nel 1993 dall'allora soprintendente, architetto Livio Ricciardi, per uniformare il più possibile i criteri di valutazione dei progetti nelle diverse situazioni, attraverso un confronto periodico dei funzionari di zona.
Questo gruppo di lavoro, costituito da almeno tre funzionari, ha una funzione istruttoria, tutta interna alla Soprintendenza, che non va vista come un ulteriore ostacolo per il professionista, ma anzi come una garanzia per l'utenza di omogeneità e di accuratezza nell'operato della Soprintendenza.





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