ARCHITETTI VENEZIANI
ASSOCIAZIONE TRA LIBERI PROFESSIONISTI
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SPORTELLO UNICO E DINTORNI
D.I.A. : bilancio di un anno
Atti del 6° QUADERNO VENEZIANO
Ateneo Veneto, 13 dicembre 2002
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Dott. Mario Scattolin
Assessorato Ecologia e Ambiente
Saluto tutti.
Vorrei dire alcune cose in premessa riguardanti la semplificazione dei procedimenti amministrativi per superare le lentezze della pubblica amministrazione.
I recenti cambiamenti procedurali quali la Conferenza di Servizi, la D.I.A, ect, si inseriscono in un sistema di rapporti che vede da una parte, la legittima richiesta del cittadino, spesso, nel
campo edilizio - ambientale, mediata dai professionisti, e, dall'altra, l'inefficienza la macchina pubblica.
In realtà, una parte importante del problema dei tempi lunghi della burocrazia è da ricercare nelle stesse leggi che regolano materie come l'urbanistica, l'ambiente, l'edilizia, il
commercio, ect.
Infatti, normalmente vi sono più leggi che concorrono a formare il percorso di un singolo procedimento e spesso più Enti ed Uffici che interagiscono, determinando un fisiologico
allungamento dei tempi.
Ad appesantire ulteriormente la situazione vi sono gli elementi di incertezza interpretativa delle leggi che comportano risposte anche diverse da Ufficio ad Ufficio e che alla fine, pesano sulla
conclusione del procedimento. Credo che se il legislatore prima di ogni cosa semplificasse sotto il profilo legislativo i percorsi amministrativi, otterrebbe subito un risultato importante.
Miglioramenti significativi sono stati ottenuti, in questi anni, proprio quando sono state chiarite e semplificate le norme, come nel caso della prima grande riforma della legge Comunale
Provinciale:142/90.
Venezia è una città piena di vincoli, ed operare è già difficile; e se a questo aggiungiamo la tendenza a porre vincoli e divieti di tutti i tipi, il risultato è
quello di creare dilatare all'infinito i tempi di risposta. All'opposto, ad esempio, ad un unico Ente l'intera procedura di rilascio di certune certificazioni richieste dai cittadini può
certamente risolvere in molti casi il problema.
Questo è l'obiettivo che intende perseguire lo Sportello Unico, anche se la semplificazione è frutto di convenzioni trasversali tra Enti che comunque mantengono tempi propri e
autonomia di risposta.
Nel caso specifico delle fosse settiche o degli impianti di trattamento delle acque di rifiuto, previsti dalla legge 5 maggio 1995, n.206, si è potuto procedere positivamente in quanto sono
stati recepiti dal legislatore, già in fase istruttoria, i suggerimenti che ritenevamo utili per risolvere il problema.
A fronte di ciò è stato possibile iniziare subito il processo di risanamento igienico sanitario - ambientale della città storica e risultati concreti in tale direzione non si
sono fatti attendere. Gli elementi che caratterizzano la legge 206/95 sono: estrema semplicità (pubblici e privati devono adeguarsi alle prescrizioni impartite dai Comuni), assunzione diretta
di responsabilità di tutto il procedimento da parte di un unico Ente (tutti i progetti sono approvati dal Comune), l'elasticità di applicazione (l'adeguamento degli scarichi civili
avverrà nei modi e tempi stabiliti dal Sindaco).
Questo procedimento amministrativo è stato considerato all'inizio come un nuovo ostacolo nel già difficile percorso relativo delle pratiche edilizie.
Va ricordato però, che L'obbligo di adeguamento è previsto inequivocabilmente già dall'art.9 della legge 171/73 e nel DPR 20 settembre 1973, n.962, decreto attuattivo. Il
vecchio procedimento imponeva l'approvazione di progetti da parte della Regione (delibera di Giunta o di Consiglio) previo parere tecnico del Magistrato alle Acque (Ministero dei Lavori
Pubblici).
Due realtà amministrative diverse e lontane dai procedimenti edilizi, da sempre in capo ai Comuni. Questo non ha portato a nessun risultato fino a quando, con realismo, la
responsabilità di decidere è stata affidata al Comune, già deputato al risanamento di altri aspetti della Città.
Il procedimento attivato ha si lo scopo di adempiere (23 anni più tardi) ad un preciso indirizzo del legislatore, ma si propone contestualmente di tutelare sia il cittadino, (che deve
realizzare un manufatto corretto a costi di manutenzione accettabili) sia l'interesse collettivo, cioè la qualità della risorsa acqua.
Fin dalla fase di avvio, l'Ufficio Ambiente è intervenuto nel procedimento edilizio, limitatamente all'aspetto dei sistemi di trattamento scarichi ed in particolare dei soli rendimenti
depurativi da questi assicurati.
In questo modo sono state evitate, in fase istruttoria, eventuali sovrapposizioni con gli aspetti edilizi propri dell'opera stessa. Va considerato che pur essendo le fosse settiche manufatti
semplici, queste dovevano essere realizzate in un sottosuolo con vincolo archeologico.
Per tale ragione, oltre che raccomandare la cura di tale aspetto nelle prescrizioni dell'atto di approvazione, abbiamo inizialmente valutato con molta attenzione le proposte impiantistiche
presentate nel merito del recupero dei tracciati fognari esistenti, formazione di nuove bocche di scarico diretto nei rii, dimensione dei manufatti, recupero di vecchie fosse o cunicoli e,
forse.
Questa cautela qualche volta ha allungato i tempi di rilascio dell'Autorizzazione/concessione edilizia. D'altronde l'approvazione di qualsiasi progetto che preveda la costruzione o ristrutturazione
di una entità edilizia a Venezia ed Isole non può essere approvato se non è stato previsto, cioè progettato, un adeguato impianto di trattamento; ogni atto che sottovaluti
tale aspetto deve considerasi nullo ai sensi del divieto imposto dall'art.3 del DPR 962/73.
A ben guardare, tutta la normativa di controllo dell'inquinamento delle acque vede come punto fondamentale l'aspetto di valutazione delle tecnologie prescelte per l'abbattimento dei carichi
inquinanti.
Il procedimento di approvazione dei progetti di trattamento sia di fosse settiche, che di impianti complessi, biologici o chimico fisici, è successivamente rientrato come momento proprio del
procedimento della Conferenza dei Servizi.
Con l'avvento delle D.I.A è stata concertata analogamente una via preferenziale in grado di rispondere alle nuove necessità ed obiettivi della procedura semplificata.
Oggi, con l'apertura dello Sportello per le attività produttive, l'interfaccia viene a cambiare ma il consolidato dialogo con i professionisti (come impone la materia) proseguirà
attraverso questa nuova realtà.
Nel cercare di costruire un rapporto diretto e corretto con i professionisti, di fatto, è stato fornito un servizio ai cittadini, nell'esigenza improrogabile di adeguare entro termini precisi
gli scarichi della città storica, non potevano trovarsi di fronte un nuovo imbuto burocratico.
L'Amministrazione ha inoltre attenuato l'impatto di questo procedimento. evitando di ingessare la procedura con due scelte di fondo.
La prima è stata quella non fare il regolamento per l'occupazione del suolo pubblico, che avrebbe bloccato completamente le opere, attenendosi, per risolvere eventuali problemi, ai principi
generali già propri delle norme vigenti.
La seconda di non creare un articolatissimo regolamento scarichi, in quanto la soluzione dei problemi impiantistici legati sia all'età degli edifici che alla poca conoscenza del sottosuolo
necessitava di libertà di movimento per scegliere non "una soluzione", ma "la migliore soluzione possibile e realizzabile" in quel dato contesto edilizio.
Lasciando aperto con i professionisti il confronto sui contenuti tecnici, si è così riusciti a risolvere molte situazioni che altrimenti non sarebbero state superate per via
burocratica.
Quindi, con un po' di abbrivio iniziale, con gli obici puntati da parte della categoria dei professionisti, evitando di essere il collo di bottiglia dell'attività professionale e
dell'attività delle imprese edili che lavorano nel nostro territorio, abbiamo dato un contenuto alle disposizioni di tutela delle acque proprie della legislazione speciale.
Come Servizio Ambiente siamo stati investiti del problema, nel 1990, quando artigiani e i pubblici esercizi della città erano tutti privi dell'autorizzazione allo scarico; abbiamo pertanto
sanato con il procedimento ex legge 206/95, una situazione diffusa di illegalità.
Per quanto riguarda l'apertura dello Sportello Unico, come per la Conferenza dei Servizi, la D.I.A non incontrerà problemi dati i rapporti ed il clima di fiducia reciproca costruito con i
professionisti.
Alle volte ci sono stati e ci sono tutt' ora problemi che possono trovare soluzione con una valutazione approfondita tra le parti.
L'autocertificazione, questo nuovo strumento che il legislatore vuole introdurre per accelerare ulteriormente i processi Amministrativi in questi casi avrebbe portato a nessun risultato e pertanto
la sua applicazione va vista nel concreto e dopo approfondita analisi, in rapporto ad ogni singolo procedimento e alle finalità che lo stesso si prefigge.
L'esperienza diretta mi porta a pensare che un contraddittorio fra due parti di fronte, con regole chiare, in un ottica di servizio possa garantire in molti casi, l'interesse del cittadino e
contestualmente quello pubblico più di quanto possa promettere l'autocertificazione.
Questo vale ancor più di fronte ad opere complesse dove l'amministrazione pubblica non può, a mio avviso, porsi solo come spettatore.
I risultati ottenuti con l'applicazione della legge 206/95 hanno portato recentemente il legislatore, con l'approvazione della legge 27 dicembre 2002, n.284 art. 13 BIS, ad estendere la sua
applicazione anche alle industrie di Venezia ed Isole che sono rappresentate principalmente dall'industria vetraria di Murano.
Questo riconosce implicitamente che i meccanismi previsti dalla legge 206/95 sono tali da poter risolvere anche il problema ambientale della convivenza di tale comparto produttivo, inquinante,
all'interno della Laguna più protetta del mondo.
Arch. Leandro
Ringrazio il dottor Scattolin. Chiuderei gli interventi dei rappresentanti dell'Amministrazione con la dr.ssa Zuliani, responsabile dell'Ufficio che rilascia le concessioni ad occupare spazi
pubblici con ponteggi e assiti, cioé l'Ufficio Cosap.